giovedì 1 novembre 2007

PALLAFATU’-ADACI 3-3

Savio. Anche se non ha particolari colpe sui gol, i suoi urlacci catarrosi tradiscono una vigilia di festeggiamenti alcoolici che ha costretto agli straordinari le maestranze di Pisticci. Cavalier Pasquale Vena.

Pietro Soprano. Non è molto disciplinato tatticamente, litiga anche un po’ con il fuorigioco, ma corre, spinge e lotta e quindi non è un figlio di mignotta. Grava.

Charlie. Grande esperienza, grande saggezza. E’ tale il suo impegno che ruba palloni agli avversari sia in campo che negli spogliatoi. Ma a trenta secondi dalla fine va in aquaplanning e gli avversari ci vanno in culo. Omino Michelin.

Sceriffo. Il suo raffinato disimpegno difensivo fra le pozzanghere è da brividi, ma per fortuna nel secondo tempo si fa ammonire, dimostrandosi quindi all’altezza delle partite precedenti. Giallo-rosso.

Germano. Da quando non si fa più il fuorigioco, chi lo guarda più? Invisible man.

Il Capitone. Galvanizzato dalla vittoria del Napoli contro la Juve, mostra progressi nella condizione fisica. Gerovital.

Ivan-Ciobo. Quando smorza sul nascere la solita incazzatura con l’arbitro, sfoderando un sorriso angelico, si sospetta che in campo ci sia il suo gemello buono. Quando su punizione opta per un soffice assist piuttosto che sparacchiare in porta, se ne ha la certezza. Il tiro sulla traversa meritava miglior fortuna, ma l’appuntamento col gol è stato spostato solo di qualche minuto. L’esultanza con dedica al Capitone-profeta è stata da pelle d’oca. La sua migliore prestazione. Ivan Nistelroy.

Alberto Oliva. Si dice che i giocatori più tecnici sui terreni pesanti non siano a loro agio. In quanto Oliva, per giudicare il suo peso sulla partita bisognerebbe sgocciolarlo. Saclà.

Cristian. Buona prestazione, peccato che l’arbitro gli neghi la gioia dell’espulsione, che pure avrebbe meritato. Abusivo.

Dino. Si trasforma completamente in una sola settimana: sembra nato sulla fascia. Senso della posizione, preziosismi, lanci e cross: se non è geniale, poco ci manca. Ala-Dino.

Arturo. Qualche occasione mancata dimostra che anche lui è umano. Ma i “soliti” due gol e la corsa soprannaturale lo collocano di diritto nel mondo di Holly e Benji. C-Artù-n.

Gabriele. Nel pantano sarebbe servita maggiore cattiveria. Arcangelo.

Nicola Palma. Un passo indietro rispetto alla prestazione precedente: è timido e perde qualche pallone di troppo. Scamarcio.

Marco Citro. Sangue e arena: corre e lotta finché una maligna nasata sull’orecchio non lo mette KO. Van Gogh.

Pippo Pirro. E’ tale il sollievo di non dover fare il fuorigioco, con quelle affannose corse in avanti, che sul primo gol si fionda verso la propria porta dimenticandosi di pallone e avversario. Nel secondo tempo lotta, e rimedia un po’ di tacchetti sulle dita. Contromano.

Alby Anguilla. In difesa è in difficoltà. Nel secondo tempo, visto che anche che gli avversari scendono poco sulla sua fascia, decide di posizionarsi stabilmente avanti e sfodera una grande prestazione. Bifronte.

Gianluca. Stoicamente risponde alla convocazione nonostante infortunio e pioggia. Fa il guardalinee e dispensa incoraggiamenti con una tenuta che non può passare inosservata. Bandiera.

Il Mister. La pareggite è ormai conclamata: paura di vincere? Paura di perdere? Paura delle sue sfuriate negli spogliatoi? X-Man.

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