Savio. Almeno due interventi spettacolari: uno un po’ plateale su tiro da fuori, un altro, davvero provvidenziale, su un diagonale ravvicinato, allungandosi e mettendo in calcio d’angolo con la mano aperta. Subisce il primo gol su un classico tiro della domenica; sul secondo si colpevolizza ma è tutta la difesa a sbagliare. Cosa vuoi di più? Un lucano.
Soprano. Rispetto alla settimana scorsa è un altro giocatore: grintoso, concentrato, a volte fin troppo esuberante. Alle diagonali preferisce il rettilineo della fascia destra. Do di petto.
Daniele. La conquista di un posto a centrocampo è durata poco: finita la pacchia si torna a dare una mano in mezzo alla difesa, correndo appresso agli avversari e alzando il gomito quando sono più veloci. Charlie Walker.
Germano (Santosubito). Inizialmente palesa qualche incertezza e un eccessivo nervosismo. Cerca insistentemente il cartellino smadonnando contro l’arbitro perché non aveva fischiato un fuorigioco (ma secondo me era stato lui a passarla indietro). Poi prende le redini della difesa e gioca da par suo. "Cristo Santo" subito.
Salvatore (Sceriffo). Forse disorientato dall’avere un avversario di nome Sherif, inspiegabilmente non rimedia neanche un giallo e fa notare la sua presenza meno del solito (il che non è un male). Immacolato.
Alby-Anguilla. Marca a uomo e morde il freno. L’istinto lo porterebbe là davanti a dribblare e crossare ma le rigide consegne tattiche di Mister Fasani e i polmoni griffati Monopoli di Stato lo ancorano sulla linea dei terzini. Cicinho.
Alvaro. Gioca poco e si incupisce, mostrando tutto il suo orgullo ibérico. Alonso.
Alberto. Lo abbiamo definito faro e non ce ne pentiamo. Ma i fari a ogni fascio di luce fanno seguire dei momenti di buio, e lui non fa eccezione. Intermittente.
Gabriele. Ordinato e geometrico, cerca di giocare secondo logica. Cartesio.
Dino. Non ha il passo del centrocampista di fascia. Inizialmente soffre, poi si fa apprezzare per alcuni suggerimenti, anche di prima. Nel difendere invece rimane in imbarazzo e, mancandogli un avversario fisso da marcare, si aggira in campo spaesato come fosse nel deserto dei tartari. Dino Buzzati.
Arturo. I parastinchi del Napoli gli danno lo scatto di Lavezzi. Imprendibile, questa volta i suoi due gol sono di rapina, e poco ci manca che minacci l'arbitro con la pistola perché glieli attribuisca. Capitano Nemo.
Cristian. Non sclera in campo, non sbraita nello spogliatoio: il "capocannoniere" gioca una partita onesta ma spicca meno del solito, tanto che l’arbitro non gli attribuisce la doppietta. Corsa semplice.
Nicola. Attaccante "da trasferta": gioca spalle alla porta, salta, sgomita, fa salire la squadra, affronta a muso duro gli avversari, "fa reparto" anche da solo. Specie quando non si è Van Basten, è così che si deve fare. Dionigi.
Giuliano (Il Capitone). Tocca pochi palloni, alcuni involontariamente. Corre abbastanza, soprattutto a vuoto. Eventuale.
Ivan (Ciobo). E’ lo specchio di una squadra che sta progressivamente mettendo da parte i fronzoli verbali e di gioco a beneficio dello spirito di gruppo e di una maggiore organizzazione. Schierato a destra e con la lingua (quasi) a freno, tocca più palloni e si rende utile in copertura e soprattutto in fase offensiva. Un suo tiro al volo “colpito troppo giusto”, risulta centrale. Nel primo tempo si produce nel numero della foca come Gattuso in Nazionale. Ciob-Otaria.
Marco, il Mister. Se continua così, riuscirà a mangiare il panettone. Ma non può mica continuare a prepararselo un candito alla volta. Mister X.
mercoledì 24 ottobre 2007
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