Savio. Sicuro nelle prese alte e potente nei rinvii, nell’unica vera occasione degli avversari viene tradito da un tiro sporco e fortunoso. Amaro Lucano.
Pietro Soprano. Il re della diagonale zigzaga fra spunti interessanti e cali di concentrazione. Obliquo.
Gianluca (il libero). Mostra buona personalità, ma un infortunio lo esclude dai giochi sul più bello. Nesta.
Germano (SantoSubito). Graziato, forse per via del soprannome, dalla sacrosanta squalifica, offre ancora una volta un’interpretazione brillante del ruolo di libero-stopper vecchio stampo. Il capello biondiccio, la sua posa a denti serrati e la sicurezza mostrata in campo, ci ricordano calciatori di serie A dei bei tempi che furono, quando i difensori – zona o non zona – sapevano ancora difendere. Ferrario.
PippoPirro. Litiga con la tattica del fuorigioco e con una buona metà della squadra avversaria. Dopo un tentativo, discretamente riuscito, di trasformare la partita in una grande rissa, riceve l’inevitabile rosso, ma si capisce che lo fa per tenere la squadra in media. Dalle parti mie – che poi non sono lontane dalle sue – si direbbe “appicciafueco”. Pirromane.
Alby-anguilla. A un talento anarchico come il suo, le consegne da terzino stanno strette. Pur dando il meglio di sé in qualche rara azione offensiva, interpreta il ruolo difensivo con abnegazione talvolta persino eccessiva. Ma si vede che soffre, anche perché, da quando non gioca più in porta, non può più concedersi la proverbiale sigaretta nell’intervallo. Aimo Diana blu.
Alvaro. Inizio timido tipico di chi deve ancora ambientarsi nel calcio italiano, viene fuori bene nel secondo tempo, quando, dimostrando generosità e condizione fisica, si sdoppia fungendo da centrocampista di fascia e occasionalmente da seconda punta. Alvaro Vitale.
Alberto. Il piede vellutato e la grande visione di gioco fanno di lui il migliore del centrocampo. Se continua così, diventerà presto un personaggio. Albertone.
ProDino. Nel giorno del suo ventisettesimo compleanno – l’età della piena maturità per un calciatore – un crampo malandrino gli ricorda che dopo la maturità inizia il declino. Non sarà un faro come Alberto, però... Candelina.
Daniele (Charlie). Ormai è uno dei veterani della squadra, in cui era entrato in punta di piedi ritagliandosi progressivamente una parte da protagonista. Dispensa saggezza a centrocampo, in difesa e perfino nello spogliatoio. Grande Puffo.
Arturo. Quando a cinque minuti dalla fine il difensore avversario nell’arco di dieci metri se ne vede bruciare cinque, non gli resta che buttarsi a terra, perché spera che l’arbitro fischi il fallo o semplicemente perché non ce la fa più. Il resto è una cavalcata solitaria verso la gloria. Re Artù II.
Ciobo. Partito dalla panchina inizialmente soffre della sindrome di Calaiò: tendenza a strafare per riguadagnare il posto da titolare. Poi si mette al servizio della squadra, sistemandosi su una fascia purtroppo non molto servita dai compagni. La certezza che sia il vero Ciobo si ha comunque solo nello spogliatoio, quando dalla solita panca vicino all’entrata risponde piccato alle (ipotetiche) accuse chiudendosi poi nel solito mutismo. Capro espiatorio.
Cristian. Per quantità e qualità espresse a centrocampo resta una delle (poche) sicurezze della squadra. E’ ugualmente rassicurante la sua abitudine, onorata anche ieri, a concedersi almeno un fallo killer a partita. Tom tom, bum bum.
Giuliano (il Capitone). Cerca di prendere il 18, inteso sia come giocatore avversario (vagamente somigliante, anche nella parlata, a Cappioli) sia come sufficienza, come all’università per lui ormai lontana. Per riuscire nello scopo, inventa anche l’assist involontario. Si può chiedere qualcosa di più al più vecchio della squadra? Matuzalem.
Marco Citro. Esuberante in campo ma soprattutto in panchina, dove non smette di incoraggiare la squadra con eloquio colorito. Ciccio Riccio.
Salvatore (Sceriffo). La nuova posizione laterale (MOLTO laterale...) sembra giovargli soprattutto sotto il profilo della disciplina: per una volta neanche un cartellino. Esperimento da ripetere. Agnellino.
Il Mister. Agguanta un pareggio ormai insperato, e con esso qualche chance in più di mangiare il panettone. Ma nei salotti calcistici, dove si parla come Tondo, la discussione impazza: punto guadagnato o due punti persi? Cappellino e foga richiamano colleghi più ricchi e famosi; lui si consola pensando che come presidente tutto sommato è meglio Dino di Gaucci. Cosmico.
mercoledì 17 ottobre 2007
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