Savio: il primo gol è tutta colpa sua: sembra giocare con una saponetta da quante volte gli sfugge il pallone. Quando si china per l'ultima volta... taaaaac. Deflorato.
Pietro: il re della diagonale a ripasso di geometria. Svagato, spaesato, stralunato, deconcentrato come un goccio si Svelto in una damigiana d'acqua. (D)euclideo
Pablo 1: la campagna acquisti dall'estero ci regala l'unico stangone iberico che non salta di testa. Tondo lo fa a fettine. Jamon Serrano.
Cesare: vaga per il centro della difesa come un pulcino. Il 18 gliene fa solo uno, ed è già un mezzo miracolo. Calimero
Gian: capisce che sarà una serataccia quando il Tom tom lo spedisce in un angolo sconosciuto della città dal quale fa fatica a tornare indietro. Riesce ad essere sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. I palloni gli passano accanto come sciami di zanzare impazzite. In compenso, non corre. Libero (di sbagliare)
Charlie: litiga con le pozzanghere, con gli avversari, con i compagni e pure con l'arbitro. Quando pensa a giocare, però, riesce a servire una gran palla. E la Real Tad ringrazia. Generoso (con gli altri).
Cristian: vaga in mezzo al campo cercando di mettere toppe nelle falle che si aprono. E' come tamponare con un fazzoletto di carta il buco del Titanic. Incolpevole
Alberto O: pensa di essere a Wembley e cerca di giocare la palla quando non dovrebbe. Rischia di affogare in una pozza alta quanto un piccolo stagno. Origami.
Dino: con Charlie forma la catena di sinistra più litigiosa della storia. Si punzecchiano come due vecchie zitelle al parco la domenica mattina dopo la messa. Bisbetica.
Arturo: il bomber, vista la giornata, ha le polveri bagnate e non potrebbe essere altrimenti. Abbandonato a se stesso, naufraga. E il naufragar non è certo dolce in questo fango. Leopardiano.
Alby anguilla: entra e sembra tarantolato: per cinque minuti riesce a tenere la posizione, poi viene travolto come Phuket nello tsunami. Spiaggiato.
Filippo: i 18 tacchetti che lascia sulla caviglia di un avversario sono la sua giocata migliore. Peccato che l'arbitro non gradisca. Incompreso.
Marco Citro: entra con una maglietta rubata al negozio di sport vintage sotto casa. Il che lo fa sentire parte di un'altra squadra composta da sé e se stesso. Autistico.
Ivan: se potesse, litigherebbe anche con la sua tartaruga d'acqua. Il suo bersaglio preferito, però, è il pallone che non riesce a portare avanti per più di un metro. Suo l'unico tiro in porta, che finisce 27 metri alla sinistra del portiere. Sballato.
Pablo 2: ci si accorge di lui quando viene falciato sulla fascia e zoppicando lascia il campo. De La Pena.
Alvaro: non è esattamente il campo per lui. Come un'auto in acquaplaning sbanda a destra e sinistra senza costrutto. Più che una Ferrari è la nostra Minardi. Karthikeyan.
Marco the mister: si capisce che è finita quando al quinto della ripresa si siede in panchina. Non si alzerà più. Sconsolato.
Raga, riprendiamoci già martedì!
Sceriffo, cerca di recuperare: ci servi in quella cazzo di difesa.
giovedì 22 novembre 2007
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