domenica 27 gennaio 2008

PALLAFATU’ – EPICA 0-0 ( Le Pagelle del Capitone)

PALLAFATU’ – EPICA 0-0

Savio. Dotatosi di anemometro per battere i rinvii quando il vento calava, deve sbrigare solo l’ordinaria amministrazione, ma lo fa con grande attenzione, considerando che il vento rendeva pericolosi anche i tiri “telefonati” degli avversari. Wind.

Pablo. Parafrasando “Pablo” di De Gregori: “Con le mani posso costruire castelli ma non chiedetemi di battere le rimesse laterali”. Interpreta il ruolo di difensore in modo esuberante: attacca l’avversario, cerca sistematicamente l’anticipo e a volte tende a strafare. Almodovar.

Claudio. Mister Asintoto mette le mani avanti sulla sua forma fisica, ma a vederlo in campo sembra l’abbia fatto unicamente per modestia. Poi dopo un quarto d’ora, stremato, chiede il cambio, saluta tutti e se ne va. Non era modestia! Inizia presto, finisce presto e di solito non pulisce il water.

Gianluca. E’ quello che si dice un libero moderno. E infatti una volta le difese erano molto più ermetiche. Libero ADSL.

Germano. Spiccio come una moneta da un eurocent, anche se la sua quotazione sul mercato è almeno dieci volte superiore. Qualche difficoltà sulle palle alte. Questo vento agita anche me.

Charlie. Sempre in forma, ma la sicurezza acquisita sui calci piazzati dopo il gol della partita precedente lo tradisce: batte un corner con rincorsa nulla tipo rigore di Signori. Insacca, ma nella gabbia del lancio del martello. Ga-sboroni.

Alvaro. Inizio folgorante: la fascia derecha è terra di conquista iberica. Gli scambi con Pablo chiamerebbero gli “olé” ammirati del pubblico e qualche rosa rossa sicuramente planerebbe sulla fanghiglia di gioco se solo ci fosse qualche anima viva sugli spalti. Conclude con un tiro debole e centrale l’azione più bella della partita e poi si spegne progressivamente come il resto della squadra. Furia francese, ritirata spagnola.

Alberto O. Il calcio è così: un’ora di regia da Oscar, ma la sua partita passerà alla storia per l’errore sotto porta nel finale. K-oliva-nov

Cristian II. La sua tenuta grigio-azzurra fa a cazzotti con le maglie nere dei compagni. Strano abbigliamento per un uomo d’ordine. Alzatore

Arturo. La truffa di Tondo gli toglie tranquillità, così resta con le polveri bagnate. Primo tempo da seconda punta, secondo tempo da prima: pensate un po’ che casino. Nella migliore occasione che gli capita sui piedi si allunga il pallone e poi cambia i connotati al portiere (almenoa giudicare dal suo urlo). Vento-la.

Facchetti. Accacato da cotanto cognome non ricordo il suo nome di battesimo. Al contrario del suo illustre omonimo, gioca in attacco: da prima punta fa valere la sua stazza per le “spizzate” di testa e i tocchi spalle alla porta tipici da centravanti boa. Da centrocampista di fascia si scopre con sorpresa che nonostante il fisico da granatiere è anche veloce. Pampa.

Cristian. Si vede solo a sprazzi e non attenta all’incolumità di nessun avversario. Zona ecopass.

Albyanguilla. Finalmente libero da compiti difensivi, può scorrazzare come il suo istinto gli dice e quanto i suoi polmoni incatramati gli consentono. Da mancino schierato a destra, si accentra e va al tiro, e poco ci manca che non segni. Provaci ancora, Al.

Marco Citro. Il guru della panchina ne ferisce più con la lingua che con i piedi. Acido citrico.

Pietro Soprano. Difende la sua area come fosse la discarica di Pianura (senza offesa per Savio) e gli avversari dei Tir di monnezza (e in effetti non va molto lontano dal vero). Grinta e determinazione : sta crescendo. Termovalorizzato.

Il Capitone. La sua presenza in squadra è ormai poco più che un omaggio al gruppo storico. Gioca per un quarto d’ora scarso, realizza qualche intervento difensivo, ma il suo risultato più importante è resistere stoicamente al vento in panchina senza prendere il mal di gola. Viale della tramontana.

Il Mister. Dopo gli 1-1, i 2-2 e i 3-3, aggiunge una nuova perla alla sua collana di inutili pareggi: lo squallido zero a zero. Maglie nere, reti bianche.

Ciobo. A fine partita viene nello spogliatoio a visitare i ragazzi. Attaccamento alla maglia? In realtà vorrebbe rimediare qualcosa sotto la doccia, dove viene visto chinarsi più volte per raccogliere saponette inesistenti. Ma gli va male: l’acqua calda finisce e gli animi si raffreddano. Culalgia.

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