Savio. Di nuovo il migliore in campo, di nuovo beffato da un gol casuale. Questa volta il miracolo sul rigore non gli riesce, ma evita un passivo più pesante, bloccando anche avversari in solitudine quando il fuorigioco non funzionava o non veniva fischiato. Zoff-side.
Pippo. Buona tenuta fisica, partita senza sbavature ma sporcata, a quanto pare, dallerrore di posizione che tiene in gioco gli avversari sul primo gol. Ma, come lui stesso precisa, finire la partita senza collassi è già un grande risultato. Chi saccontenta gode.
Charlie. Cede lo scettro del comando a Savio e si limita a svolgere con diligenza il suo lavoro di libero e controvoglia quello di battitore di calci piazzati. Sottotraccia.
Paolo. Finalmente riacquista la proverbiale pacatezza. E uno dei tre (insieme a Dino e Pippo) a finire sotto accusa sul primo gol (peraltro una orrenda botta di culo, non dimentichiamolo), ma la sua partita è nel complesso buona, anche se continuo a preferirlo in altri ruoli. Paolo il freddo.
Claudio. Comincia da terzino sinistro, poi passa a centrocampo dove non gioca malaccio, ma certo non bene come fa da stopper. Uno scambio di ruolo con Paolo sarebbe stato molto opportuno. Finisce in attacco dove cerca gloria ma trova solo lamarezza della palla del 2-2 sparata al lato. Questa difesa aspietta te.
Alvaro. Con un tocco da opportunista firma il gol che riaccende la speranza sul finale. Visto che le due squadre si presentano con maglie uguali, gliene viene data una del Barcellona: lui la indossa rovesciata ma ironia della sorte ne viene fuori un bianco-Real Madrid. Cavoli a Merengues.
Ciobo. Fisicamente è fuori forma, ma la lingua lha tenuta in allenamento polemizzando nientemeno che con Emilio Fede. Soffre di una strana menomazione, che gli impedisce di marcare gli avversari ma scompare miracolosamente quando si tratta di tirare (alto) dopo insistite galoppate e rivendicare la sua candidatura sulle punizioni dal limite. Effetto collaterale: una forma di orticaria che si manifesta quando Dino si avvicina troppo. Psicosomatico.
Dino. E lemblema della squadra in questo momento del campionato: acciaccato, impiegato un po dove capita, volenteroso ma obnubilato. Avatar.
Il Capitone. Per fedeltà alla squadra, risponde alla convocazione anche il giorno dellanniversario di matrimonio. Dopo averlo visto giocare, i compagni concludono che con una cenetta a lume di candela avrebbe fatto meno danni. Nel finale ravviva la sua partita impalpabile causando in due minuti prima il rigore dello 0-2 e poi, con una specie di assist, il gol dell1-2. Luna di fiele.
Alessandro. Ha classe e lotta, anche se non riesce a trovare né la posizione né lintesa con Arturo. Ma da uno che prende ripetizioni di fisica da Dino cosa si può pretendere? CEPU-Del Piero.
Arturo. Il consueto lavoro sporco allinseguimento di palloni sparati a pallafatù dalle retrovie questa volta non produce risultati se non sul referto dellarbitro grazie alla solita pantomima dei compagni. Gol di rapina.
Sceriffo. Viene per fare il guardalinee, e tutti gliene siamo grati. Ma dopo la botta di sfiga del primo gol tutti iniziano a guardarlo in cagnesco e a prodursi in pratiche apotropaiche. Mascotte.
Sua Santità. La vita a volte sa essere più stronza di un centrocampista della Volante Rossa, il destino più baro di un arbitro del campionato Acli. Ma il Fondatore non è tipo da farsi smontare. Roccia.
mercoledì 30 luglio 2008
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