mercoledì 30 luglio 2008

Classifica finale

PALLAFATU’ – ATLETICO CORMANO 1-2

Savio. Di nuovo il migliore in campo, di nuovo beffato da un gol casuale. Questa volta il miracolo sul rigore non gli riesce, ma evita un passivo più pesante, bloccando anche avversari in solitudine quando il fuorigioco non funzionava o non veniva fischiato. Zoff-side.

Pippo. Buona tenuta fisica, partita senza sbavature ma sporcata, a quanto pare, dall’errore di posizione che tiene in gioco gli avversari sul primo gol. Ma, come lui stesso precisa, finire la partita senza collassi è già un grande risultato. Chi s’accontenta gode.

Charlie. Cede lo scettro del comando a Savio e si limita a svolgere con diligenza il suo lavoro di libero e controvoglia quello di battitore di calci piazzati. Sottotraccia.

Paolo. Finalmente riacquista la proverbiale pacatezza. E’ uno dei tre (insieme a Dino e Pippo) a finire sotto accusa sul primo gol (peraltro una orrenda botta di culo, non dimentichiamolo), ma la sua partita è nel complesso buona, anche se continuo a preferirlo in altri ruoli. Paolo il freddo.

Claudio. Comincia da terzino sinistro, poi passa a centrocampo dove non gioca malaccio, ma certo non bene come fa da stopper. Uno scambio di ruolo con Paolo sarebbe stato molto opportuno. Finisce in attacco dove cerca gloria ma trova solo l’amarezza della palla del 2-2 sparata al lato. Questa difesa aspiett’a te.

Alvaro. Con un tocco da opportunista firma il gol che riaccende la speranza sul finale. Visto che le due squadre si presentano con maglie uguali, gliene viene data una del Barcellona: lui la indossa rovesciata ma – ironia della sorte – ne viene fuori un bianco-Real Madrid. Cavoli a Merengues.

Ciobo. Fisicamente è fuori forma, ma la lingua l’ha tenuta in allenamento polemizzando nientemeno che con Emilio Fede. Soffre di una strana menomazione, che gli impedisce di marcare gli avversari ma scompare miracolosamente quando si tratta di tirare (alto) dopo insistite galoppate e rivendicare la sua candidatura sulle punizioni dal limite. Effetto collaterale: una forma di orticaria che si manifesta quando Dino si avvicina troppo. Psicosomatico.

Dino. E’ l’emblema della squadra in questo momento del campionato: acciaccato, impiegato un po’ dove capita, volenteroso ma obnubilato. Avatar.

Il Capitone. Per fedeltà alla squadra, risponde alla convocazione anche il giorno dell’anniversario di matrimonio. Dopo averlo visto giocare, i compagni concludono che con una cenetta a lume di candela avrebbe fatto meno danni. Nel finale ravviva la sua partita impalpabile causando in due minuti prima il rigore dello 0-2 e poi, con una specie di assist, il gol dell’1-2. Luna di fiele.

Alessandro. Ha classe e lotta, anche se non riesce a trovare né la posizione né l’intesa con Arturo. Ma da uno che prende ripetizioni di fisica da Dino cosa si può pretendere? CEPU-Del Piero.

Arturo. Il consueto lavoro sporco all’inseguimento di palloni sparati a pallafatù dalle retrovie questa volta non produce risultati se non sul referto dell’arbitro grazie alla solita pantomima dei compagni. Gol di rapina.

Sceriffo. Viene per fare il guardalinee, e tutti gliene siamo grati. Ma dopo la botta di sfiga del primo gol tutti iniziano a guardarlo in cagnesco e a prodursi in pratiche apotropaiche. Mascotte.

Sua Santità. La vita a volte sa essere più stronza di un centrocampista della Volante Rossa, il destino più baro di un arbitro del campionato Acli. Ma il Fondatore non è tipo da farsi smontare. Roccia.

INVISIBLE MADS – PALLAFATU’ 2-1

Savio. Sacrifica alla causa della Pallafatù un ginocchio malandato e l’ennesima mutanda. La deviazione con la punta delle dita sul sinistro a rientrare del 7 è da antologia; il “solito” rigore parato è stupefacente. E dopo tutto questo si deve anche ritrovare con una sconfitta sul groppone, colpa anche di uno spiovente sbagliato che si infila sotto la traversa? Vincitore morale.

Charlie. La difesa vacilla, barcolla, ma non molla, almeno fino alla debacle degli ultimi minuti. Per dirla in termini tecnici, là dietro non si è capito un cazzo. Colpa del libero? Non si è capito neanche questo. Amaro del Capo.

Pippo. La lettura del sacro testo lo ispira fino a fargli giocare una delle sue migliori partite: reattivo, propositivo e quasi mai cattivo. Zabov.

Claudio. Non si fa espellere, e questa è già una notizia. Contribuisce da par suo all’eroica resistenza fina alla capitolazione finale con grande solidità, ma senza riuscire neanche lui a raccapezzarsi e a garantire la necessaria lucidità. Greco di Tufo.

Germano. Gioca stoicamente contro frotte di avversari, la sua caviglia e una tattica del fuorigioco che, se funziona quasi sempre, strema la linea difensiva più di quella d’attacco della Invisible mads. Il rigore causato è una macchia, ma non è un caso che la sconfitta arrivi quando lui esce per infortunio. Passito.

Il Capitone. E’ in affanno come tutta la difesa, ma il suo lo fa. La sua condizione fisica è in media con quella della squadra, il che può essere un complimento per lui ma non certo per la squadra. A tutto crampo.

Alberto. E’ uno dei tanti acciaccati della Pallafatù in versione Peschiera Borromeo, una squadra che più che nella “savana” del Borsellino avrebbe dovuto presentarsi in massa alla Croce Rossa, proprio lì di fronte. Il momento in cui lo si nota di più è quando impiega due minuti e mezzo per andarsi ad accomodare in panchina. La squalifica, che determinerà la sua prima assenza in tutto il campionato, gli servirà per rifiatare. Invisible mad.

Giovanni. Solita saggezza con la palla fra i piedi ma poco filtro e scarso senso della posizione. Montolivo.

Dino. Ormai si trova meglio in fascia che da centrale. Lotta parecchio (vedi anche ammonizione) ma non riesce a fare reparto con Giovanni e alla fine il centrocampo è una terra di nessuno (anzi, degli Invisible mads). Dammi un Crodino.

Paolo. Nervoso, a centrocampo lotta e sbaglia. Richiamato in difesa, spazza con autorità, ma è destino che faccia danni: dopo i due rigori contro il Salvador, in entrambi i gol avversari ci sono sue responsabilità: sul primo si fa scavalcare dal pallone, sul secondo determina la punizione fatale con un fallo evitabile. Fossi stato nel Taurisano, quei sette milioni li avrei spesi per una Ritmo di seconda mano. Supervalutato.

Arturo. Nonostante lo stiramento riesce a capitalizzare una delle poche occasioni capitate nel primo tempo. Nel secondo soffre di profonda solitudine. Stira e ammira.

Alvaro. Che il suo non sia un infortunio diplomatico lo si capisce nei pochi minuti in cui gioca. Soprattutto nel finale, la sua incapacità di battersi pesa in negativo su una squadra già in ginocchio. Castiglia di Valium.

Il Mister. Dopo questo inopinato stop si prende una pausa di riflessione andando nella sua terra avita. Magari tornerà a Milano pronto per riprendersi il suo posto da centrocampista brevilineo e dinamico. Gargano.