lunedì 28 aprile 2008

PALLAFATU’ – REAL TAD 1-1

Savio. Misteriosamente incazzato col mondo, si immola per evitare il 2-0 e viene graziato dall’arbitro. A un minuto dalla fine guarda immobile un pallone uscire di un millimetro, non si sa se perché ha male a un ginocchio o perché l’ha battezzato fuori. Ginocchio di lince.

Germano. La sua principale preoccupazione è procurarsi il maggior numero di piaghe sanguinolente da esibire come stimmate. Non dimentichiamo che il suo soprannome è Santosubito. Pietralcina.

Pablo alto. Roccioso, poderoso nel lancio, non avanza per sfruttare il colpo di testa. Pablo ‘e fierro.

Gaetano. Gigioneggia con sicurezza in difesa. Fin quando non farà qualche danno, bravo. Tano Bada ai lamenti.

Gianluca. Diffidato dal prendersela coi compagni, recriminare abbondantemente (ma mai abbastanza) con l’arbitro non gli basta, così riversa il suo spirito critico su se stesso, chiedendo di essere sostituito perché non serve a niente. Autocensura.

Charlie. Ordinato, niente di più. Scorreggio Calabria.

Alvaro. Ha scatto e un dribbling secco che gli permette di accentrarsi, ma poi non conclude perché è tutto destro. Generalisimo Franco.

Giovanni. Si distingue più che altro per la fascia della Fiorentina. Liverani bianco.

Dino. La sua polemica sui troppi convocati è in realtà un atto di altruismo verso il Capitone, che si trova a dover fare pagelle interminabili. Minimalista.

Pablo medio. Divora un gol a un millimetro dalla porta. Manicomio criminale.

Arturo. Sulla sua prestazione ci sono varie scuole di pensiero: 1) stanco di segnare sempre, cerca nuove emozioni sbagliando gol nei modi più spettacolari; 2) aveva esagerato con le Dreher (pronuncia: Dregher) alla sagra della Municeddha; 3) aveva ceduto al tentativo di corruzione di Tazenda, Attolini e Tondo che gli offrivano in dote le rispettive sorelle. Fuori dalla RealTAD.

Alberto. Col primo tiro solleva il pelo, col secondo glielo infila nel culo, sfondando per giunta la rete. Gillette G II.

Cristian. Per avere un’idea della sua prestazione basta dare un’occhiata allo stato dei fari del suo taxi. A corrente alternata.

Pablo basso. Tifoso del Real, ricopre con dignità il ruolo che fu di Panucci. Non si capisce se gioca nella Pallafatù perché si chiama Pablo o se si fa chiamare Pablo pur di giocare nella Pallafatù. Pablofatù.

Ciobo. In panchina mina la serenità (?) della squadra, in campo piazza due scatti da tapis roulant (corre ma sembra sempre sul posto). La pantomima con Attolini è quasi in grado di offuscare vecchi exploit come “Dieci, perché fai così?!”. Il ritorno del cazzaro nero.

Pippo. Avendo avuto in passato dei problemi con le rimesse laterali, vi si esercita anche quando non è necessario. Insostituibile.

Il Capitone. Ha lasciato i polmoni a Taranto, e ha la testa già alle pagelle. Giudice ingiudicabile.

Il Mister. Incazzandosi con Dino, finisce per dargli implicitamente ragione: si stava tanto bene in panchina da soli, senza cinque rompicoglioni che ti dicono cosa fare... Accerchiato.

Sceriffo e Tazenda. Con chioma fluente e bandierina in mano, remano entrambi contro la Pallafatù (il primo involontariamente per le note doti jettatorie, il secondo scientemente e stronzamente, salvo poi fare l’amicone nello spogliatoio). Sorelle Bandiera.

Attolini. Spolverino in amianto, berretto gessato, anfibi usati da Mosley durante una nazi-orgia. Ci si chiede: va in giro sempre combinato così o si è vestito così sapendo di essere pagellato? In campo conferma le doti istrioniche da consumato guitto suggerite dall’abbigliamento, ma sotto sotto sa che quest’anno ha puntato sulla squadra sbagliata, non foss’altro che per questioni di look: vuoi mettere quel banale bianco-azzurro con la trendyssima maglia nera e mutanda gialla? Fashion victim.

1 commento:

salvatx ha detto...

e che cazzo della prestazione
di Pileri
che lascia all' asciutto il bomber del torneo
neanche traccia....
dai
forza FORTE FC