lunedì 28 aprile 2008

PALLAFATU’ – MONDIAL ASSISTANCE 7-1

Savio. Una sua respinta difettosa su punizione determina il gol della bandiera degli avversari. Ma non è mica da questi particolari che si giudica un portiere: un portiere lo vedi da come smanaccia un pericoloso pallonetto un centimetro sotto la traversa e, soprattutto, da come cade a terra infortunato subito dopo aver fatto una cazzata. Leva calcistica della classe ’68.

Gianluca. Gli avversari sono in nove e lui dietro la difesa si sente tanto solo. Così spesso avanza, ma come, quando e perché non lo capisce nessuno. Calcio totale.

Charlie. Mancino schierato a destra, viene accusato di accentrare il gioco invece di servire Alberto in fascia. Avrà i suoi buoni motivi, ma non si capisce perché, per una volta che si trova dal lato giusto, non batte i corner lasciandoli invece tirare, male, a Pablo. Angùlo.

Pablo. Ci deve essere una maledizione che grava (anzi Grava) sui terzini destri, costringendoli a fare almeno un controfallo a partita: iniziò Giovanni Marri, poi Pietro Soprano e Pippo, ora paga dazio anche il superstite della legione spagnola. Dei calci d’angolo si è già detto, ma per il resto gioca una gara tosta e dinamica. Camacho.

Germano. Lo stile accademico (ritmi compassati, gioco arioso, fare sempre la cosa giusta senza fretta) non gli si addice, così sbaglia alcuni rilanci. Purtroppo per lui quando la partita rientra nei consueti (e a lui più congeniali) binari di gazzarra e psicodramma, deve uscire per il riacutizzarsi dell’infortunio. Convalescente evanescente.

Il Capitone. Il “leggero” vantaggio della doppia superiorità numerica gli permette di partecipare più del solito alla manovra e di recuperare un po’ di palle vaganti. Sbaglia un fuorigioco (due per l’arbitro) ma nel complesso appare pimpante. Scongelato.

Alberto O.. Il fatto di avere la testa altrove, probabilmente in via Feltre, non gli impedisce di segnare un gol, con grinta e un po’ di egoismo. Cogito ego sum.

Giovanni. La fascia tergisudore di Luca Toni gli propizia la doppietta. Ma lui è soprattutto un geometra di centrocampo. Gabriele simpatico.

Cristian. Interessante la formula di job sharing con cui lui e Pippo aderiscono alla squadra: un solo contratto, due giocatori che si alternano. Quando è squalificato uno gioca l’altro, e viceversa. Probabilmente non si sono mai visti in faccia. Ora e sempre pezzo di merda.

Dino. Sblocca il risultato segnando il gol della vita: si appallottola come uno stercorario e si lancia su un cross teso di Arturo, trovando la coordinazione per il piattone vincente. Nel secondo tempo cala perché distratto e ingelosito da un tizio che parla con la sua donna in tribuna. Million dollars Otello.

Arturo. Un’altra doppietta in scioltezza e una gamba destra che, fra squarci e bozzi, vive ormai di vita propria. Sembra intenzionato a curarsi con i metodi empirici suggeriti da Dino in spogliatoio. Mutante.

Marco-Il Mister. A secondo tempo iniziato da poco uno strano silenzio proviene dalla panchina. I ragazzi pensano: ok, l’hanno espulso come al solito. Ma in realtà è entrato in campo, dove riesce a farsi ammonire e segna persino un gol: una terrificante cannonata che il portiere non può proprio trattenere (più o meno). Gastro nascente

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