Savio. Il fatto che il portiere sia il migliore in campo avendo preso quattro gol la dice lunga un po’ su tutto. Una bella uscita bassa, sul primo gol è forse un po’ in ritardo, ha un riflesso alla Frey sul rigore. Tutto inutile ai fini del risultato, ma non dell’onore. MaterAsso.
Paolo. Causa emergenza viene schierato in difesa, dove gioca pure bene, soprattutto nel primo tempo, dove ha il suo peso nella prestazione difensiva pressoché perfetta. Nel secondo tempo determina ben due rigori, entrambi veniali, e su cui un arbitro normale avrebbe probabilmente sorvolato. Un arbitro normale, appunto… Non viene espulso solo perché il suo umorismo – più vicino alla Manica che allo Stretto - è troppo sottile per l’invertebrata e patetica giacchetta nera. Calabro-sassone.
Claudio. Con certi arbitraggi l’espulsione è una medaglia. Certo, fosse stato un portiere avrebbe rimediato solo il giallo… Non ha la grazia di un dipinto di Tiziano ma la sua difesa è di Ferro. Rosso positivo.
Gianluca. Si perfeziona nello schema preferito delle squadre avversarie: “pettinata” del pallone all’indietro per un attaccante in fuorigioco non segnalato. Questa volta la sua vis polemica ha un solo bersaglio: il pusillanime subumano arbitro. Gliene dice di tutti i colori (sempre troppo poche, l’ho detto già la volta scorsa ma stavolta è ancora più vero…) ma lui non fa una piega: che siano parenti? ROCCOmandato.
Charlie. Nell’intervallo cerca di mimare all’arbitro alcune situazioni di gioco, ma il complessato microcefalo si sposta e si schermisce manco avesse di fronte un sicario della Ndrangheta. In realtà il capitano è l’unico a mantenere un atteggiamento educato e rispettoso, non si sa se per convinzione o anticonformismo, attirandosi le critiche dei compagni. Infausto Leale.
Pippo. Punta deciso all’espulsione con squalifica, forse per poter leggere con più tranquillità la copia di Pallafatù acquistata coi soldi di Oliva. Nella gazzarra che segue il tentativo di omicidio di Arturo pronuncia frasi in vernacolo foggiano che erano state dette l’ultima volta da Ruggiero Rizzitelli in occasione del famoso palo a Mosca. Frengo e stop.
Alberto O.. E’ uno di quelli più sollecitati dall’inferiorità numerica (anche quella iniziale, intendo), perché deve presidiare il centrocampo e al contempo aiutare Arturo in attacco. Questa volta le sue punizioni sono a salve. Onesto.
Dino. L’astro nascente dell’insegnamento italiano si ripropone in un ruolo che tante soddisfazioni gli aveva già regalato in passato: il guardalinee supplente. Questa volta però non viene espulso. Water Prof.
Il Capitone. Quando nel primo tempo rifila un fallo inutile e abbastanza cattivo su un avversario i compagni si chiedono che gli è preso. Ora lo sappiamo: si stava solo portando a casa con il lavoro in vista del secondo tempo. Veggente.
Arturo. Prende più falli lui in una partita che Moana Pozzi in tutta la sua carriera. La sua zona coscia-ginocchio viene scambiata per il Camino de Santiago dal religiosissimo portiere salvadoregno. L’amputazione della gamba non gli impedisce di trasformare il rigore. Enrico Totti.
Il Mister. Il suo impatto sulla squadra viene messo in dubbio dalla ottima prestazione tattico-disciplinare della squadra prima del suo arrivo. Ma quando corre in campo con tutta la bandierina a partecipare alla simpatica feijoada Italia-Salvador, rimediando anche lui l’espulsione, si capisce che la Pallafatù non può avere altro allenatore all’infuori di lui. Uno di noi.
lunedì 28 aprile 2008
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