Savio: prima dell'incontro dimostra un'invidiabile carica agonistica, che si tramuta nel tentativo (fallito) di picchiare Pippo. In campo, invece, scopriamo che è un timidone quando la squadra generosamente gli regala la possibilità di segnare su punizione e lui sfodera un sinistro degno del miglior mediano di apertura. C'è chi dice che sia arrivato sul pallone un po' stanco (tempo di percorrenza del campo, 8 minuti netti), lui si giustifica con un "mi sono emozionato". Gli crediamo? Chiccalavert.
Pippo: il clima primaverile e la mancanza (fisica) di un avversario ci restituiscono un Pippo svagato dopo quello perfetto delle ultime partite. Poco male, anche perché porta a casa la pagnotta senza danni. Diventato ormai cliente numero uno di Red Bull, SuperPippo si è preso una giornata di meritato riposo. Pluto
Germano: conclude il match senza nemmeno uno schizzo di sangue a decorare le gambe. Addirittura la crosta resiste tutta la partita. Già questo serve a far capire la consistenza dell'unica punta avversaria, che riesce a beffarci comunque con un gol in fuorigioco chilometrico. Non certo per colpa del nostro eroe. Serenissimo.
Gianluca: ormai, qualunque cosa succeda nel mondo è colpa sua. In Africa muoiono di fame? E' colpa sua. L'America è sull'orlo del fallimento? E' colpa sua. I cinesi sono troppi? E' colpa sua. Rompono il cazzo a Dino perché sbaglia un tiro? E' colpa sua. Giocare in queste condizioni ambientali è difficile, ma lui ci prova, alzando il baricentro della squadra e dirigendo il traffico senza troppi patemi. E in silenzio. Malaussène (professione: capro espiatorio).
Gaetano: si annoia più di un po' nel primo tempo, perché gli avversari gli fanno il solletico e lui non ha voglia di ridere. Così nella ripresa si sdoppia, anzi, si triplica: difensore, centrocampista, attaccante con la ciliegina del gol. Gaetarn 3
Charlie: visto che in campo se la ride sempre, il sospetto è che sotto la maglietta nasconda un iPod con il podcast di Franco di Zelig. Ma ieri era giustificato: è tornato il suo compagno di bisbocce Ivan che si piazza sul suo lato. Notevoli i siparietti, conclusi con un "Ivan, hai rotto il cazzo" che sconvolge i delicati equilibri della squadra, sconvolta dalla parolaccia. Brighella.
Capitone: ormai partite (e avversari) come questi non lo impegnano più. Così, oltre a presidiare la sua zona, regala spunti interessanti e inaspettati in avanti, con bei lanci e buone proiezioni. Fluidificatissimo.
Alvaro: se tirasse in porta con la stessa scioltezza con la quale va su e giù per la fascia o crossa, a quest'ora avrebbe quasi i gol di Arturo. E invece quando entra in area si trasforma in un pericoloso mix tra Egidio Calloni e Boksic. Migliorerà. Pancev.
Alberto O.: scende in campo col mal di gola e anche una certa insofferenza alla vita che lo portano a una mezzoretta di discreto livello, ma senza gli acuti a cui ci ha abituato. Gola profonda (e arrossata)
Cristian: la speranza è di non rivederelo mai più così: in tutta la partita, nemmeno un accenno di rissa. Neppure un calcetto da bastardo alle spalle o una gomitatina innocente. L'espulsione ci ha restituito il fratello buono del nostro centrocampista: qualcuno faccia qualcosa. Beato Angelico.
Paolo: si limita ad un onesto tran-tran, dettato più dall'evolversi della partita che dalla sua volontà. Praticamente impossibile toglierli il pallone: se ne accorgono anche i compagni. Veneziano.
Dino: piccato forse dai commenti alla sua mise che mischia con arlecchina scioltezza colori inabbinabili o forse dai mugugni che accompagnano le prime giocate, sfodera una prestazione eccellente, che fa seguito all'ottimo esordio. Forse la tattica è quella: pungerlo nell'orgoglio. TimiDino.
Arturo: altri sei centri, più uno concesso dall'arbitro come parziale risarcimento dell'errore che ci è costato l'imbattibilità, lo portano a 29 marcature. Numeri che parlano da soli. Lunga vita al nostro re! Sovrano (dei bomber)
Ivan: Ciobotario torna con noi portando in dote il suo contagioso buon umore. E anche buonismo, visto che non sbandiera rimesse laterali evidentissime (Ma dai, poverini!) e cazzia la squadra perché si permette di segnare. Cuore T'oro.
Mister: più raccattapalle che giocatore, ormai è in lizza per la panchina d'oro. Rivelazione
martedì 25 marzo 2008
mercoledì 12 marzo 2008
ADACI – PALLAFATU’ 0-1
Savio. Il magnaccia di via Ridola manda ancora in bianco gli avversari, come fossero un Confortini qualsiasi alle prese con una delle sue tante amiche. Puntuale nelle prese basse, prodigioso su un paio di colpi di reni, compreso il tentativo di autogol di Germano. Muro Lucano.
Pippo. Pur con qualche disattenzione di troppo e con evidenti limiti nel gioco di... rimessa, mostra le solite doti da lottatore e una totale dedizione alla causa. Pippo BellInzaghi.
Germano. Saggia i riflessi di Savio, sguazza nella fanghiglia che è un piacere, non tende mai a strafare e alla fine porta a casa il risultato. Fieno in Cascina Gobba.
Gianluca. Si piazza quasi subito davanti alla difesa per rimettere ordine in un centrocampo insolitamente sfilacciato. Ci riesce solo in parte, nonostante la prestazione più che buona. Centromediano casinista.
Charlie. Con tipico accento del Tacco, sussurra nelle orecchie del malcapitato avversario: "Ti voglio curare curare, posandoti un gomito sulla giugulare, così tu nella pioggia più fuggir non potrai, e accanto a me tu resterai". Legato a un Granillo di sabbia.
Il Capitone. Nei primi dieci minuti quella di sua competenza sembra una corsia riservata telepass: gli avversari passano senza neanche fermarsi. Poi diventa un casellante pignolo, e se qualcuno lo supera, lui almeno gliela fa pagare. Fa anche qualche diagonale, pur non sapendo bene come e perché. Cavenago-Cambiasso.
Alvaro. Spunti di classe e lavoro muscolare. Di tutto un po’, tanto per gradire. Tapas.
Alberto. Sarà che con quella pioggia non si poteva tenere niente all’asciutto, ma il centrocampo non è la solita diga. Lui va un po’ a spasso, ma con un gioco senza fronzoli all’inglese contribuisce alla conquista del prezioso 0-1. Oliverpool.
Paolo. Un longilineo come lui nel cuore della battaglia sembrava dover fare la fine di un fenicottero nelle sabbie mobili, invece tiene botta con dribbling secchi, contrasti e tentativi di rilancio. Correrà pure a vuoto, ma corre. Vieira bianco.
Dino. Dopo la sua prestazione si sospetta che il lungo infortunio sia stato in realtà una scusa per poter partecipare a uno stage di gioco sulla fascia nella natia Reggio. Né Mesto né Modesto.
Arturo. Lo schema della squadra somiglia sempre più a quello disegnato sulla lavagna da Pelé in "Fuga per la vittoria". I palloni buttati alla bell’e meglio in avanti nella speranza (o certezza?) che prima o poi lui inventi qualcosa, impongono una leggera modifica al nome della squadra. PallafArtù (copyright Gianluca).
Il Mister. Resta aperta ogni ipotesi sulla sua momentanea sparizione verso la fine del primo tempo: vescica debole? Naso incipriato? Sveltina a Gessate? Il suo credo – più che mai su un terreno del genere – resta sempre lo stesso: palla lunga e pedalare. Marco Pantano.
Pippo. Pur con qualche disattenzione di troppo e con evidenti limiti nel gioco di... rimessa, mostra le solite doti da lottatore e una totale dedizione alla causa. Pippo BellInzaghi.
Germano. Saggia i riflessi di Savio, sguazza nella fanghiglia che è un piacere, non tende mai a strafare e alla fine porta a casa il risultato. Fieno in Cascina Gobba.
Gianluca. Si piazza quasi subito davanti alla difesa per rimettere ordine in un centrocampo insolitamente sfilacciato. Ci riesce solo in parte, nonostante la prestazione più che buona. Centromediano casinista.
Charlie. Con tipico accento del Tacco, sussurra nelle orecchie del malcapitato avversario: "Ti voglio curare curare, posandoti un gomito sulla giugulare, così tu nella pioggia più fuggir non potrai, e accanto a me tu resterai". Legato a un Granillo di sabbia.
Il Capitone. Nei primi dieci minuti quella di sua competenza sembra una corsia riservata telepass: gli avversari passano senza neanche fermarsi. Poi diventa un casellante pignolo, e se qualcuno lo supera, lui almeno gliela fa pagare. Fa anche qualche diagonale, pur non sapendo bene come e perché. Cavenago-Cambiasso.
Alvaro. Spunti di classe e lavoro muscolare. Di tutto un po’, tanto per gradire. Tapas.
Alberto. Sarà che con quella pioggia non si poteva tenere niente all’asciutto, ma il centrocampo non è la solita diga. Lui va un po’ a spasso, ma con un gioco senza fronzoli all’inglese contribuisce alla conquista del prezioso 0-1. Oliverpool.
Paolo. Un longilineo come lui nel cuore della battaglia sembrava dover fare la fine di un fenicottero nelle sabbie mobili, invece tiene botta con dribbling secchi, contrasti e tentativi di rilancio. Correrà pure a vuoto, ma corre. Vieira bianco.
Dino. Dopo la sua prestazione si sospetta che il lungo infortunio sia stato in realtà una scusa per poter partecipare a uno stage di gioco sulla fascia nella natia Reggio. Né Mesto né Modesto.
Arturo. Lo schema della squadra somiglia sempre più a quello disegnato sulla lavagna da Pelé in "Fuga per la vittoria". I palloni buttati alla bell’e meglio in avanti nella speranza (o certezza?) che prima o poi lui inventi qualcosa, impongono una leggera modifica al nome della squadra. PallafArtù (copyright Gianluca).
Il Mister. Resta aperta ogni ipotesi sulla sua momentanea sparizione verso la fine del primo tempo: vescica debole? Naso incipriato? Sveltina a Gessate? Il suo credo – più che mai su un terreno del genere – resta sempre lo stesso: palla lunga e pedalare. Marco Pantano.
lunedì 10 marzo 2008
giovedì 6 marzo 2008
Pallamaricones-Resto del mondo 1-0 (Confortini)
In tempo reale, ecco le mitiche pagelle della cena e post cena sociale che hanno visto coinvolti la creme de la creme della squadra
Savio: più che un portiere sembra un portinaio visto che deve organizzare tutto: cena, post cena, spostamenti, logistica. Gestisce tutto con disinvoltura, cambio di programma con visita all'Alcatraz incluso. Sicuro sulle uscite (alcoliche), deciso tra i pali. Saracinesca.
Charlie: con Paolo forma un duo comico insuperabile. I Ficarra e Picone dell'altra parte dello stretto regalano gemme di comicità già dalle prime battute. Le sue gag senza senso (alle quali peraltro ride sempre da solo e con gusto) da sole valgono il prezzo del biglietto. In discoteca una prova di contenimento gli vale un'ampia sufficienza. Ficarra.
Paolo: l'altra metà di una metà dello Stretto appare subito a suo agio tra la beata ignoranza dei Pallafàtui. Si distingue per essere l'unico reggino che odia il pesce, cosa che gli attira gli strali del suo amico ("Si è convinto che non gli piace"). In continua crescita. Picone.
Pippo: la sua prestazione è come un diesel: viene fuori alla distanza. Un inizio in sordina, nonostante una buona prova sulla frittura mista e sugli amari, preludono alla serata di trionfo all'Alcatraz, dove si scatena. Ha il primato di assurdità viste nella stessa notte (pugno in faccia di un uomo a una donna, tipo con la bottiglia in mano che insegue un poveraccio e ragazza ubriaca che piscia con la patata di fuori a un metro di distanza). Antibo.
Gian: si dimostra a suo agio con bicchiere e forchetta ben di più che con pantaloncini e maglietta. Ma il meglio lo offre in discoteca, dove balla con la stessa ingessata disinvoltura i System of a Down e Raffaella Carrà. Ha un attimo di scoramento quando si rende conto che i revival di oggi lui li ballava appena usciti ed era già maggiorenne. Ma è un attimo: il resto è musica. Friday night fever.
Alberto O.: dimostra tutta la sua classe già dal ristorante, quando è l'unico ad appendere la giacca all'attaccapanni. Preciso e puntuale, merita qualche fischio quando si rifiuta sdegnato di ballare YMCA. Conte Tacchia.
Marco Fasani detto "Fagiolo" (o Fagio): svestiti i panni del mister, indossa la camicia di ordinanza e si getta anima e cuore nella serata alcolica. Dimostra una pazienza infinita nel sopportare le bizze del cannoniere di giornata, ma alla fine ha ragione ancora una volta lui. Il suo schema, tutti su una, ha la meglio sull'ostico avversario. Orrico.
Confortini: che sia in grande forma lo dimostra appena arriva a ristorante. Appare sbronzo e non ha ancora nemmeno annusato l'alcol. Da lì è un crescendo senza fine, coronato con una rete d'altri tempi. Infastidisce amici e avversari allo stesso modo, ma la facilità con la quale va in rete è irrisoria e gli dà ragione. Ingurgita una quantità d'alcol capace di gonfiare 12 palloncini, ma mata la Spagna. Palla(fatù) al centro e pedalare. Sangria.
Savio: più che un portiere sembra un portinaio visto che deve organizzare tutto: cena, post cena, spostamenti, logistica. Gestisce tutto con disinvoltura, cambio di programma con visita all'Alcatraz incluso. Sicuro sulle uscite (alcoliche), deciso tra i pali. Saracinesca.
Charlie: con Paolo forma un duo comico insuperabile. I Ficarra e Picone dell'altra parte dello stretto regalano gemme di comicità già dalle prime battute. Le sue gag senza senso (alle quali peraltro ride sempre da solo e con gusto) da sole valgono il prezzo del biglietto. In discoteca una prova di contenimento gli vale un'ampia sufficienza. Ficarra.
Paolo: l'altra metà di una metà dello Stretto appare subito a suo agio tra la beata ignoranza dei Pallafàtui. Si distingue per essere l'unico reggino che odia il pesce, cosa che gli attira gli strali del suo amico ("Si è convinto che non gli piace"). In continua crescita. Picone.
Pippo: la sua prestazione è come un diesel: viene fuori alla distanza. Un inizio in sordina, nonostante una buona prova sulla frittura mista e sugli amari, preludono alla serata di trionfo all'Alcatraz, dove si scatena. Ha il primato di assurdità viste nella stessa notte (pugno in faccia di un uomo a una donna, tipo con la bottiglia in mano che insegue un poveraccio e ragazza ubriaca che piscia con la patata di fuori a un metro di distanza). Antibo.
Gian: si dimostra a suo agio con bicchiere e forchetta ben di più che con pantaloncini e maglietta. Ma il meglio lo offre in discoteca, dove balla con la stessa ingessata disinvoltura i System of a Down e Raffaella Carrà. Ha un attimo di scoramento quando si rende conto che i revival di oggi lui li ballava appena usciti ed era già maggiorenne. Ma è un attimo: il resto è musica. Friday night fever.
Alberto O.: dimostra tutta la sua classe già dal ristorante, quando è l'unico ad appendere la giacca all'attaccapanni. Preciso e puntuale, merita qualche fischio quando si rifiuta sdegnato di ballare YMCA. Conte Tacchia.
Marco Fasani detto "Fagiolo" (o Fagio): svestiti i panni del mister, indossa la camicia di ordinanza e si getta anima e cuore nella serata alcolica. Dimostra una pazienza infinita nel sopportare le bizze del cannoniere di giornata, ma alla fine ha ragione ancora una volta lui. Il suo schema, tutti su una, ha la meglio sull'ostico avversario. Orrico.
Confortini: che sia in grande forma lo dimostra appena arriva a ristorante. Appare sbronzo e non ha ancora nemmeno annusato l'alcol. Da lì è un crescendo senza fine, coronato con una rete d'altri tempi. Infastidisce amici e avversari allo stesso modo, ma la facilità con la quale va in rete è irrisoria e gli dà ragione. Ingurgita una quantità d'alcol capace di gonfiare 12 palloncini, ma mata la Spagna. Palla(fatù) al centro e pedalare. Sangria.
TRANSFAST GROUP GIEZZ – PALLAFATU’ 0-1
Savio. Si libra come un passerotto di 90 chili e va a spolverare il sette, si salva con un colpo di reni da un rimbalzo traditore, ma la parata più importante è quella di faccia, che gli cambia – in meglio – i connotati. E la porta resta inviolata. God Save Savio.
Gianluca. Gioca con orgoglio ed esperienza adatti a un tifoso della squadra più antica d’Italia. Roccia, anzi Scoglio.
Pippo. Una delle sue migliori partite. La resistenza fisica, l’abnegazione e soprattutto la mancanza di falli assassini e reazioni isteriche sono stupefacenti, come le sostanze di cui si sospetta abbia fatto uso. Pippo da sballo.
Claudio Greco. Si erge a baluardo insuperabile della difesa, bello e onnipotente come una divinità classica. Clau-DIO GRECO
Germano. Si erge a baluardo insuperabile della difesa, bello e onnipotente come una divinità... germanica. Walhalla.
Charlie. Sbaglia due interventi in tutta la partita. Per il resto spazza, rilancia, imposta, suggerisce, incoraggia, risultando uno dei migliori. Il suo doping è il vino rosso. Cirò Ferrara.
Paolo. Il portiere avversario è Scilla, il palo lontano è Cariddi, lo spazio in mezzo è... stretto. Transfast Group sembra il nome di una compagnia di traghetti, ma è il suo destro mitologico a traghettare la Pallafatù verso la sua seconda vittoria consecutiva. Amodeo gratias.
Alberto O.. Abbiamo finito gli aggettivi per questo centrocampista dal tocco vellutato e dal lancio illuminante che ieri ha corso più del solito sradicando palloni dai piedi degli avversari. P-Oliva-lente.
Pablo. Centrocampista moderno, dà un’interpretazione personale della migliore e più recente scuola spagnola. Pablegas.
Il Capitone. Quando il Mister dice che non vuole vedere gente camminare in campo, lui pensa “allora mi toccherà stare fermo”. Chiamato a giocare l’intera partita, e a centrocampo, dà fondo a tutte le sue (poche) possibilità. A sette minuti dalla fine gli appare l’Arcangelo Gabriele sulla porta di Savio, ma l’importante è che quella porta, anche un po’ per merito suo, sia rimasta sbarrata. Mi(s)tico.
Arturo. Dove passa lui non cresce più l’erba. Suazo.
Il Mister. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: stavolta non ha sbagliato nessuna sostituzione. Un uomo solo al comando.
Gli assenti ingiustificati. Vafangulo.
Gianluca. Gioca con orgoglio ed esperienza adatti a un tifoso della squadra più antica d’Italia. Roccia, anzi Scoglio.
Pippo. Una delle sue migliori partite. La resistenza fisica, l’abnegazione e soprattutto la mancanza di falli assassini e reazioni isteriche sono stupefacenti, come le sostanze di cui si sospetta abbia fatto uso. Pippo da sballo.
Claudio Greco. Si erge a baluardo insuperabile della difesa, bello e onnipotente come una divinità classica. Clau-DIO GRECO
Germano. Si erge a baluardo insuperabile della difesa, bello e onnipotente come una divinità... germanica. Walhalla.
Charlie. Sbaglia due interventi in tutta la partita. Per il resto spazza, rilancia, imposta, suggerisce, incoraggia, risultando uno dei migliori. Il suo doping è il vino rosso. Cirò Ferrara.
Paolo. Il portiere avversario è Scilla, il palo lontano è Cariddi, lo spazio in mezzo è... stretto. Transfast Group sembra il nome di una compagnia di traghetti, ma è il suo destro mitologico a traghettare la Pallafatù verso la sua seconda vittoria consecutiva. Amodeo gratias.
Alberto O.. Abbiamo finito gli aggettivi per questo centrocampista dal tocco vellutato e dal lancio illuminante che ieri ha corso più del solito sradicando palloni dai piedi degli avversari. P-Oliva-lente.
Pablo. Centrocampista moderno, dà un’interpretazione personale della migliore e più recente scuola spagnola. Pablegas.
Il Capitone. Quando il Mister dice che non vuole vedere gente camminare in campo, lui pensa “allora mi toccherà stare fermo”. Chiamato a giocare l’intera partita, e a centrocampo, dà fondo a tutte le sue (poche) possibilità. A sette minuti dalla fine gli appare l’Arcangelo Gabriele sulla porta di Savio, ma l’importante è che quella porta, anche un po’ per merito suo, sia rimasta sbarrata. Mi(s)tico.
Arturo. Dove passa lui non cresce più l’erba. Suazo.
Il Mister. Diamo a Cesare quel che è di Cesare: stavolta non ha sbagliato nessuna sostituzione. Un uomo solo al comando.
Gli assenti ingiustificati. Vafangulo.
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