mercoledì 20 febbraio 2008
Per la serie : Sono sempre i migliori che se ne vanno
Dopo Sceriffo, Ciobo e Dino (quest'ultimo non sappiamo per quanto tempo), il campionato di serie B by night ACLI perde un altro dei suoi protagonisti. Giuseppe De Padova della Real T.A.D., più noto con gli appellativi di "Tazenda", "Devoto-Olio" e "Passa 'sta cazzo di palla!" in uno scontro di gioco ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio e dovrà rimanere a lungo lontano dal campo. Evidentemente quando ha deciso di abbandonare la sua vecchia squadra per fondarne una nuova si era inconsapevolmente incamminato verso il suo appuntamento con un destino cinico e baro. E a nulla serve oggi pensare che se a settembre avesse preso una decisione diversa, oggi sarebbe sicuramente in piena salute, ricco, famoso e pieno di donne. Ma forse su questa mesta uscita di scena hanno avuto la loro parte anche le note capacità jettatorie di alcuni membri della Pallafatù. Sono sempre i migliori che se ne vanno.
SOGEMAR – PALLAFATU’ 2-3
Savio. L’esposizione prolungata al traliccio dell’alta tensione gli procura qualche scompenso: la deviazione col piede nella propria porta dopo aver bloccato un cross basso è uno sfortunato blackout; il siparietto con “Pavóne” per il posizionamento della barriera una simpatica consuetudine; l’ “andatevene tutti a fanculo” nello spogliatoio un doveroso omaggio all’emigrante materano alla fine di “Bianco, rosso e Verdone”. 220 volt mitico.
Charlie. Il suo periodo di scarsa forma viene ben simboleggiato dal primo calcio d’angolo tirato. Terra terra.
Pablo I. Guida la difesa, chiaro e svettante come il sol dell’avvenire. Poi per un “golpe” alla testa deve abbandonare. Lider Maximo.
Gianluca. Nel campo dedicato alla memoria del grande Ciobo (d’Assisi), onora lo sfortunato compagno ricoprendo di (peraltro giustissimi) improperi l’arbitro, i cui fischi sono più a senso .unico di un carrugio genovese. Onora con una prestazione gagliarda la sua seconda partita consecutiva senza infortuni (record). Guerriero di carta igienica.
Claudio Greco. Da quando è arrivato, la squadra è ancora imbattuta. Se si riuscisse a evitare qualche pareggio di troppo, nessun traguardo sarà impossibile. Uno-INPS-Due.
Germano. Nonostante le condizioni del suo piede siano simili a quelle del primo tratto della Milano-Torino, la sua fascia è chiusa agli avversari come lo svincolo di Rho. Si conferma quindi il monarca della sua difesa. ACI Reale.
Alvaro. Si posiziona come al solito sulla destra, ma stavolta la Spagna corre più a sinistra. Aznar.
Cristian. Rinuncia alla sotto-maglia dell’Inter con sponsor storico per indossarne una dell’Oratorio S. Enrico, adeguandosi così al generale clima teo-con. Il risultato è che i suoi falli sono meno cattivi del solito ma il cielo lo premia facendolo tornare al gol. S-misura-to.
Alberto O. In un campo ridotto come le corsie della Milano-Torino, in un centrocampo affollato come la camera di una Erasmus svedese al Bassini, con gli spazi chiusi come lo svincolo di Rho (lo so, l’ho già detto, ma sono ancora traumatizzato), per lui la vita è difficile. Ma alla fine riesce a disimpegnarsi con estro tutto italico. Santi, poeti e navigatori satellitari.
Pablo. La fascia sinistra spagnola che avanza. Prima un gol in mischia, poi sgroppate devastanti, col solo difetto di qualche amnesia in copertura. Adelante, sin juicio. Zapatero.
Arturo. La potenza del suo scatto è mortificata dalle dimensioni ridotte del campo: sembra una Ferrari su una pista di go kart. Ma poi nel secondo tempo timbra il cartellino anche lui. Habitué.
Nicola Cravotta. Sopporta tutto con pazienza biblica: strade interrotte, infortunio alla caviglia, nome storpiato. Giobbe Crovatta.
Paolo. In quella specie di cella obitoriale che è la panchina, rivela di essersi seduto in altri tempi su ben altra panca, quella dello “Iacovone” di Taranto. Era il 12 settembre 1999 (un giorno prima che, in seguito a una serie di esplosioni nucleari, la luna uscisse dalla sua orbita...) e la partita era Arsenal Taranto – Taurisano (campionato di serie D, girone H). Vinse il Taranto 2-0, e fra le note si legge “la partita comincia con 45’ di ritardo perché il Taurisano aveva dimenticato i documenti dei giocatori in sede”. Ma venivano da Taurisano o da Durazzo? Clandestino.
Il Capitone. Nel primo tempo tocca la palla più con la testa e con le mani (rimesse) che con i piedi. Quando inizia a toccarla anche con i piedi (secondo tempo) si capisce che avrebbe fatto meglio a continuare come prima. Nell’episodio della barriera lui e Savio parlano due lingue diverse. E dire che Taranto e Matera distano solo 70 Km. Babel.
Pippo. Il suo è un gioco essenziale e ruspante, come è giusto in un campo da oratorio.Viva il parroco.
Il Mister. “San Francesco e Santa Chiara” più che il nome del nostro spogliatoio è un assaggio del “rosario” sgranato dal Mister nei 35 secondi impiegati per andare da Novara a Lucernate. Limitati i danni con i futuri suoceri, vince su un campo difficile. Difficile soprattutto da raggiungere. P-rho-mosso sposo.
Charlie. Il suo periodo di scarsa forma viene ben simboleggiato dal primo calcio d’angolo tirato. Terra terra.
Pablo I. Guida la difesa, chiaro e svettante come il sol dell’avvenire. Poi per un “golpe” alla testa deve abbandonare. Lider Maximo.
Gianluca. Nel campo dedicato alla memoria del grande Ciobo (d’Assisi), onora lo sfortunato compagno ricoprendo di (peraltro giustissimi) improperi l’arbitro, i cui fischi sono più a senso .unico di un carrugio genovese. Onora con una prestazione gagliarda la sua seconda partita consecutiva senza infortuni (record). Guerriero di carta igienica.
Claudio Greco. Da quando è arrivato, la squadra è ancora imbattuta. Se si riuscisse a evitare qualche pareggio di troppo, nessun traguardo sarà impossibile. Uno-INPS-Due.
Germano. Nonostante le condizioni del suo piede siano simili a quelle del primo tratto della Milano-Torino, la sua fascia è chiusa agli avversari come lo svincolo di Rho. Si conferma quindi il monarca della sua difesa. ACI Reale.
Alvaro. Si posiziona come al solito sulla destra, ma stavolta la Spagna corre più a sinistra. Aznar.
Cristian. Rinuncia alla sotto-maglia dell’Inter con sponsor storico per indossarne una dell’Oratorio S. Enrico, adeguandosi così al generale clima teo-con. Il risultato è che i suoi falli sono meno cattivi del solito ma il cielo lo premia facendolo tornare al gol. S-misura-to.
Alberto O. In un campo ridotto come le corsie della Milano-Torino, in un centrocampo affollato come la camera di una Erasmus svedese al Bassini, con gli spazi chiusi come lo svincolo di Rho (lo so, l’ho già detto, ma sono ancora traumatizzato), per lui la vita è difficile. Ma alla fine riesce a disimpegnarsi con estro tutto italico. Santi, poeti e navigatori satellitari.
Pablo. La fascia sinistra spagnola che avanza. Prima un gol in mischia, poi sgroppate devastanti, col solo difetto di qualche amnesia in copertura. Adelante, sin juicio. Zapatero.
Arturo. La potenza del suo scatto è mortificata dalle dimensioni ridotte del campo: sembra una Ferrari su una pista di go kart. Ma poi nel secondo tempo timbra il cartellino anche lui. Habitué.
Nicola Cravotta. Sopporta tutto con pazienza biblica: strade interrotte, infortunio alla caviglia, nome storpiato. Giobbe Crovatta.
Paolo. In quella specie di cella obitoriale che è la panchina, rivela di essersi seduto in altri tempi su ben altra panca, quella dello “Iacovone” di Taranto. Era il 12 settembre 1999 (un giorno prima che, in seguito a una serie di esplosioni nucleari, la luna uscisse dalla sua orbita...) e la partita era Arsenal Taranto – Taurisano (campionato di serie D, girone H). Vinse il Taranto 2-0, e fra le note si legge “la partita comincia con 45’ di ritardo perché il Taurisano aveva dimenticato i documenti dei giocatori in sede”. Ma venivano da Taurisano o da Durazzo? Clandestino.
Il Capitone. Nel primo tempo tocca la palla più con la testa e con le mani (rimesse) che con i piedi. Quando inizia a toccarla anche con i piedi (secondo tempo) si capisce che avrebbe fatto meglio a continuare come prima. Nell’episodio della barriera lui e Savio parlano due lingue diverse. E dire che Taranto e Matera distano solo 70 Km. Babel.
Pippo. Il suo è un gioco essenziale e ruspante, come è giusto in un campo da oratorio.Viva il parroco.
Il Mister. “San Francesco e Santa Chiara” più che il nome del nostro spogliatoio è un assaggio del “rosario” sgranato dal Mister nei 35 secondi impiegati per andare da Novara a Lucernate. Limitati i danni con i futuri suoceri, vince su un campo difficile. Difficile soprattutto da raggiungere. P-rho-mosso sposo.
PALLAFATU' - BORGOROSSO 1-1
Savio. Quando chiede che le pagelle vengano pubblicate solo sul blog non lo caca nessuno. Quando "chiama" la squadra per partecipare a improbabili feste e serate non lo caca nessuno. Ma allora perché cazzo quando, evidentemente obnubilato dall'abuso di superalcolici, ha chiamato quella palla in mezzo all'area guardandosi bene dall'andarla a prendere gli abbiamo dato tutti retta? "Mia!" Martini.
Gianluca. Il confronto sullo scatto con alcuni avversari è a tratti imbarazzante (non solo per lui, per la verità) ma, come insegna Celentano, velocità e lentezza sono delle categorie dello spirito. Gianluca è Rocco, il Borgorosso è lento.
Germano. Lo spostamento sulla fascia di questo baluardo della difesa arriva alle estreme conseguenze quando, infortunato, si riduce a fare il guardalinee. Bandiera gialla.
Gaetano. Le sue calzette rosse sono un manifesto programmatico: abbasso la normalità. Giocate spettacolari ed errori elementari, una discesa con dribbling ripetuti a tutti gli avversari che ricordava il Beccalossi di un famoso monologo di Paolo Rossi. Un difensore che non rischia di passare inosservato. Gaetano sì, Scirea no.
Claudio. Esaltato dall'alto livello tecnico e agonistico della sfida, dichiara di essersi sentito un po' come Beckembauer. Ma non esageriamo. Klaus Augenthaler
Albyanguilla. D'accordo, non è stata una delle sue migliori prestazioni. Ma quest'uomo per andare a lavorare si sveglia alla stessa ora di Savio. Solo che lui A.M., Savio P.M.. Confuso orario.
Alvaro. Pur senza lampi di classe, gioca una partita di sostanza. Muy atletico, poco real.
Cristian. Il suo continuo attaccar briga con gli avversari (si permette anche il lusso di citare Ciobo nell'indimenticato numero del "Ma dieci, perché fai così?") fa sì che anche dalla panchina del Borgorosso si alzi alto il grido che l'ha ricoperto di gloria in tutti gli stadi del mondo. Ora e sempre pezzo di merda.
Alberto O.. Espianta la caviglia a un avversario, tira più volte, corre parecchio. Potrebbe essere soddisfatto della serata se non fosse che il cappellino verde oliva sfoggiato da Paolo nello spogliatoio rischia di offuscare il suo leggendario copricapo di Cormano. Chapeau. (Ma un voto in meno per aver sollecitato le pagelle già alle 11,55, quando Savio è ancora in piena fase R.E.M.).
Arturo. Anche se va a segno solo sul referto dell'arbitro, la sua è un'altra prestazione impressionante. Questa volta colpiscono soprattutto la carica agonistica che mette nei ripiegamenti e nei recuperi, quasi non fosse un attaccante ma un grande mediano di fatica. Arturo DE Napoli
Paolo. Problemi di ambientamento e di forma fisica lo condizionano nel primo tempo, nel quale comunque si fa notare per qualche manovra spalle alla porta. Nel secondo tempo, quando ormai si iniziava a temere l'ineluttabilità della sconfitta, si fa trovare al posto giusto (in fuorigioco) al momento giusto. Pablito.
Charlie. Il tentativo di spacciare la solita punizione a pallafatù in mezzo all'area come un assist lungamente riprovato in allenamento con Paolo fin dalla tenera età, non ci impedisce di registrare una prestazione stranamente sotto tono. Resta nell'ombra, dove però riesce a trovare le chiavi dello spogliatoio. Charlie Black.
Il Capitone. Cambia posizione tre volte, prima a destra e poi a sinistra, col risultato che è sempre a portata di urli del Mister. Il suo giudizio in pagella è temutissimo, manco fosse il ministro della giustizia, ma poi sul banco degli imputati ci finisce pure lui. Mastella.
Il Mister. In attesa del vero big match della settimana, quello che vedrà incontrarsi a cena i suoi genitori con i futuri suoceri (il suocero naturalmente si rivelerà un agente segreto della CIA che tratta il suo gatto come un essere umano) finalmente un pareggio che non gli lascia l'amaro in bocca a fine pasto. L'unico amaro della serata lo deve sorbire nel primo tempo ed è un amaro... lucano. Scapolo-ammogliato.
Gianluca. Il confronto sullo scatto con alcuni avversari è a tratti imbarazzante (non solo per lui, per la verità) ma, come insegna Celentano, velocità e lentezza sono delle categorie dello spirito. Gianluca è Rocco, il Borgorosso è lento.
Germano. Lo spostamento sulla fascia di questo baluardo della difesa arriva alle estreme conseguenze quando, infortunato, si riduce a fare il guardalinee. Bandiera gialla.
Gaetano. Le sue calzette rosse sono un manifesto programmatico: abbasso la normalità. Giocate spettacolari ed errori elementari, una discesa con dribbling ripetuti a tutti gli avversari che ricordava il Beccalossi di un famoso monologo di Paolo Rossi. Un difensore che non rischia di passare inosservato. Gaetano sì, Scirea no.
Claudio. Esaltato dall'alto livello tecnico e agonistico della sfida, dichiara di essersi sentito un po' come Beckembauer. Ma non esageriamo. Klaus Augenthaler
Albyanguilla. D'accordo, non è stata una delle sue migliori prestazioni. Ma quest'uomo per andare a lavorare si sveglia alla stessa ora di Savio. Solo che lui A.M., Savio P.M.. Confuso orario.
Alvaro. Pur senza lampi di classe, gioca una partita di sostanza. Muy atletico, poco real.
Cristian. Il suo continuo attaccar briga con gli avversari (si permette anche il lusso di citare Ciobo nell'indimenticato numero del "Ma dieci, perché fai così?") fa sì che anche dalla panchina del Borgorosso si alzi alto il grido che l'ha ricoperto di gloria in tutti gli stadi del mondo. Ora e sempre pezzo di merda.
Alberto O.. Espianta la caviglia a un avversario, tira più volte, corre parecchio. Potrebbe essere soddisfatto della serata se non fosse che il cappellino verde oliva sfoggiato da Paolo nello spogliatoio rischia di offuscare il suo leggendario copricapo di Cormano. Chapeau. (Ma un voto in meno per aver sollecitato le pagelle già alle 11,55, quando Savio è ancora in piena fase R.E.M.).
Arturo. Anche se va a segno solo sul referto dell'arbitro, la sua è un'altra prestazione impressionante. Questa volta colpiscono soprattutto la carica agonistica che mette nei ripiegamenti e nei recuperi, quasi non fosse un attaccante ma un grande mediano di fatica. Arturo DE Napoli
Paolo. Problemi di ambientamento e di forma fisica lo condizionano nel primo tempo, nel quale comunque si fa notare per qualche manovra spalle alla porta. Nel secondo tempo, quando ormai si iniziava a temere l'ineluttabilità della sconfitta, si fa trovare al posto giusto (in fuorigioco) al momento giusto. Pablito.
Charlie. Il tentativo di spacciare la solita punizione a pallafatù in mezzo all'area come un assist lungamente riprovato in allenamento con Paolo fin dalla tenera età, non ci impedisce di registrare una prestazione stranamente sotto tono. Resta nell'ombra, dove però riesce a trovare le chiavi dello spogliatoio. Charlie Black.
Il Capitone. Cambia posizione tre volte, prima a destra e poi a sinistra, col risultato che è sempre a portata di urli del Mister. Il suo giudizio in pagella è temutissimo, manco fosse il ministro della giustizia, ma poi sul banco degli imputati ci finisce pure lui. Mastella.
Il Mister. In attesa del vero big match della settimana, quello che vedrà incontrarsi a cena i suoi genitori con i futuri suoceri (il suocero naturalmente si rivelerà un agente segreto della CIA che tratta il suo gatto come un essere umano) finalmente un pareggio che non gli lascia l'amaro in bocca a fine pasto. L'unico amaro della serata lo deve sorbire nel primo tempo ed è un amaro... lucano. Scapolo-ammogliato.
sabato 9 febbraio 2008
Risultato Sondaggio Cena
Ciao ragazzi vi comunico che la maggiorparte dei commenti sono stati a favore del giorno 29 febbraio
adesso voglio sapere la lista delle persone che verrano con certezza.Non prenoto finchè questa lista non avra raggiunto per lo meno 14 persone.
Commentare questo messaggio PLEASE
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venerdì 8 febbraio 2008
Il Punto dello Sceriffo
Ultima di gara di andata, ma ennesima prova di orgoglio di una squadra che ormai compatta e supera difficoltà atmosferiche e luoghi comuni (o maldicenze) su presenze inquietanti a bordo campo che dovrebbero portare rogna se non di peggio.
Gara al limite della presunzione dei nostri che fanno partire gli avversari con un gol di vantaggio e non giocando i primi 10 minuti, forse perché il mister aveva suggerito loro, visto la mancanza di cambi, di gestirsi. I nostri giocano i restanti 70 minuti sul campo regalando dopo il gol iniziale solo un assist per il secondo gol avverso e poi per il resto tanta lotta fino al raggiungimento del meritatissimo pari fangoso. Si rimane in media punti-classifica con la consapevolezza di poter affrontare ora il Borgorosso con un girone d’andata in più sul groppone e con un cannoniere in più rispetto all’andata e senza squalificati (anche se qualche anonimo lo reclamava a gran voce a fine partita!)
Salvatore Deodati
Gara al limite della presunzione dei nostri che fanno partire gli avversari con un gol di vantaggio e non giocando i primi 10 minuti, forse perché il mister aveva suggerito loro, visto la mancanza di cambi, di gestirsi. I nostri giocano i restanti 70 minuti sul campo regalando dopo il gol iniziale solo un assist per il secondo gol avverso e poi per il resto tanta lotta fino al raggiungimento del meritatissimo pari fangoso. Si rimane in media punti-classifica con la consapevolezza di poter affrontare ora il Borgorosso con un girone d’andata in più sul groppone e con un cannoniere in più rispetto all’andata e senza squalificati (anche se qualche anonimo lo reclamava a gran voce a fine partita!)
Salvatore Deodati
FC Pallafatù 2 - Print & Copy 2(Le pagelle delllo Sceriffo).
Savio: L’inizio non è dei migliori, e non stiamo alludendo a quel gol su punizione subito nei primissimi minuti, quanto a quella fialetta umana sganciata negli spogliatoi nel pre-partita che ha la forza di narcotizzare propri compagni per i primi 10 minuti. Lui, il resto della gara la passa pensando più alle feste da organizzare piuttosto che ai filtri anti-blog subiti nel mentre un fraintendimento dovuto forse ad errata comunicazione materano-calabrese con un mezzo falletto annesso gli regala pure il secondo gol avversario. httpS cercasi.
Charlie: la Ruota della fortuna, intesa come assenze e decisioni del mister, lo porta ad agire da terzino destro senza demeritare. Dispensa consigli di varia natura a tutti, non accontonando peraltro vista l’ultima famosa errata diagnosi, nemmeno il ruolo di medico della squadra. Dal funzionamento delle reti fino alle disposizioni tattiche, trova persino il tempo di redarguire il mister a partita in corso in merito alla marcatura da eseguire, ha sempre la parola giusta (?) per tutti i momenti. Ghe pensi mì
Claudio: parte con qualche licenza di impostazione di troppo per poi passare a modi meno eleganti e più essenziali nel prosieguo di gara. Un po’ sfortunato nel secondo gol dove non si capisce se fosse distratto lui o l’arbitro, nel dubbio prova il riscatto quasi immediatamente fiondandosi in area avversaria nella maniera meno leale possibile. Il triplo carpiato alla Inzaghifilippo che regala agli increduli spettatori non viene premiato nemmeno dai voti dei giudici a bordopisc… ehm bordo campo. Tania Cagnotto
Germano: sempre più sostanza che apparenza, forse sarà per quello che esibisce degli insoliti pantaloncini bianchi che lo rendono il più visibile dei nostri difensori e purtroppo per lui anche per l’arbitro che gli rifila sotto il naso l’unico cartellino giallo della gara (capito OLIVA l’unico!!) .Voci di corridoio dicono più per i pantaloncini che per l’entrata. Per il resto su quel campo scivola che è un piacere come fosse all’acquasplash. Catarifrangente
Gianluca: sempre più libero, sempre più libero (come sempre più in alto…di posizione). Davanti o dietro la difesa? Non importa lui è libero, va un po’ dove cazzo gli pare, cresce di partita in partita la sua voglia offensiva. Ruba a Pablo la palla del possibile vantaggio, manco fosse un Arturo qualunque. Per il resto prova a piazzarsi davanti alla difesa con licenza di avanzare più che di arretrare. I vecchi capitoni lo definirebbero un centromediano metodista. Al centro c’è , sulla mediana spesso, per il metodo ci stiamo lavorando. Mastella… il nuovo centro che avanza.
Alvaro: Esibisce sotto (e sopra) il fango la sua prestazione più robusta fatta di corsa, sacrificio nei ripiegamenti che la panchina gli impone, e lui non avendo l’autorità di un charlie tesoriere e capitano, esegue senza battere ciglio. Prova pure qualche bel taglio in area per appoggiare Arturo anche se ha una innata predisposizione a duettare con il connazionale Pablo. Joaquin
Pablo: all’impaccio iniziale in mezzo al campo segue minuto dopo minuto una gara in costante crescita di personalità e grinta senza mai far passare azione prima di tentato almeno un driblling (inizio a pensare che sia una clausola obbligatoria del contratto iberico). Scambia il Carraro per il Camp NOU e probabilmente avrà pur pensato che questi fetenti di italiani abbiano sbagliato il dosaggio dell’acqua nel tentativo di bagnare il campo per aumentarne la viscosità. Albelda
A.Oliva: aggressivo + con i compagni nel pre e post gara che con gli avversari nel campo alterna buone giocate con qualche pausa per far rifiatare il suo estro (?) o forse per assentarsi mentalmente dalla partita, tant’è che torna negli spogliatoi con convinzioni (leggasi ammonizioni) di carattere del tutto personali e cerca pure di convincere i sempre più increduli ed eretici compagni. Galileo
Albyanguilla : e venne il giorno in cui la ruspante chioma ribelle mise anche la testa a posto. Tiene posizione e uomo senza disdegnare qualche folatina in avanti ricavando anche il fallo da cui nasce il nostro primo gol. E come per ricaricarsi appena sente il fischio dell’arbitro tira fuori una sigaretta e un accendino per consumarla direttamente in campo. Resta ancora ignara la tasca quadri-dimensionale che contenesse il tutto. Pupazzo Doraemon
Confortini: il coro “pezzo di merda” si alza forte dalla panchina del Carraro. Ancora una volta, ancora lui. Ragiona al contrario il tassinaro più famoso di Via dei Missaglia: il mister gli chiede nel prepartita di stare attento ai falli, pronti via 4-5 falli fischiati, il più mite di questi risulta un fallo da tergo in scivolata. Mosse speciali: minaccia all’arbitro preventiva sul fallo e fallo sistematico. Ne fa talmente tanti da far credere all’assicuratore Oliva di avere preso almeno un giallo che avrebbe meritato quasi quanto il gol. Illusionista
Arturo: “datemi una palla e solleverò un attacco!” parte come un dannato su un campo di risaia, sfida le leggi della natura sul campo infame dribblando avversari e pozze. I 3 poveri difensori avversari lavorano come cinesi per stargli dietro. Quando sembra calare un po’ nel secondo tempo si materializza in area davanti al portiere trafiggendolo con una spettacolare sforbiciata in area da figurine Panini lasciando al malcapitato estremo difensore un espressione da quadro di Munch. ArtURLO
Mister: iniza intimando calma soprattutto ai suoi assistenti in panchina in perenne disaccordo con le decisioni arbitrali finisce con insultare il signor Vianello in giacchetta nera spendendo ogni tipo di offesa concessa. Da antologia il siparietto in panchina: con pallone fuori urla ai due assistenti di rimettere subito un pallone in campo non accorgendosi che ne Zoppas ne il Pube de oro sono nelle condizioni di calciare (non starebbero in panchina se no? VEROO??) allora prende il pallone in mano lui e nel tentativo di calciarlo in campo ci regala uno scivolone da giallappa’s. Vai col liscio X
Sceriffo: quando vede i sui compagni di nuovo in 11 come l’ultima volta della nefasta Cormano pensa subito al peggio, peggio che prosiegue dopo il gol subito al 3’ minuto di gioco.. poi si limita ad incitare i vecchi compagni che furono provando nel contempo un misto di orgoglio e nostalgia. Più utile da Guido che altrove. Relitto e Castigo
Ciobo: torna in auge il guardalinee più chiacchierato del panorama ACLI fa subito amicizia con la panchina rivale passandogli a più riprese davanti nelle azioni clou e partecipando al delirio di urla e grida contro l’arbitro. Apprezza in silenzio il commento della panchina avversaria (“come mi danno fastidio le squadre che urlano!”) per poi ripassare fischiettando davanti alla suddetta panchina in occasione del nostro definitivo pareggio commentando laconicamente e in maniera barbina “Pigliatevelo nel culo ora!”. OXford
Charlie: la Ruota della fortuna, intesa come assenze e decisioni del mister, lo porta ad agire da terzino destro senza demeritare. Dispensa consigli di varia natura a tutti, non accontonando peraltro vista l’ultima famosa errata diagnosi, nemmeno il ruolo di medico della squadra. Dal funzionamento delle reti fino alle disposizioni tattiche, trova persino il tempo di redarguire il mister a partita in corso in merito alla marcatura da eseguire, ha sempre la parola giusta (?) per tutti i momenti. Ghe pensi mì
Claudio: parte con qualche licenza di impostazione di troppo per poi passare a modi meno eleganti e più essenziali nel prosieguo di gara. Un po’ sfortunato nel secondo gol dove non si capisce se fosse distratto lui o l’arbitro, nel dubbio prova il riscatto quasi immediatamente fiondandosi in area avversaria nella maniera meno leale possibile. Il triplo carpiato alla Inzaghifilippo che regala agli increduli spettatori non viene premiato nemmeno dai voti dei giudici a bordopisc… ehm bordo campo. Tania Cagnotto
Germano: sempre più sostanza che apparenza, forse sarà per quello che esibisce degli insoliti pantaloncini bianchi che lo rendono il più visibile dei nostri difensori e purtroppo per lui anche per l’arbitro che gli rifila sotto il naso l’unico cartellino giallo della gara (capito OLIVA l’unico!!) .Voci di corridoio dicono più per i pantaloncini che per l’entrata. Per il resto su quel campo scivola che è un piacere come fosse all’acquasplash. Catarifrangente
Gianluca: sempre più libero, sempre più libero (come sempre più in alto…di posizione). Davanti o dietro la difesa? Non importa lui è libero, va un po’ dove cazzo gli pare, cresce di partita in partita la sua voglia offensiva. Ruba a Pablo la palla del possibile vantaggio, manco fosse un Arturo qualunque. Per il resto prova a piazzarsi davanti alla difesa con licenza di avanzare più che di arretrare. I vecchi capitoni lo definirebbero un centromediano metodista. Al centro c’è , sulla mediana spesso, per il metodo ci stiamo lavorando. Mastella… il nuovo centro che avanza.
Alvaro: Esibisce sotto (e sopra) il fango la sua prestazione più robusta fatta di corsa, sacrificio nei ripiegamenti che la panchina gli impone, e lui non avendo l’autorità di un charlie tesoriere e capitano, esegue senza battere ciglio. Prova pure qualche bel taglio in area per appoggiare Arturo anche se ha una innata predisposizione a duettare con il connazionale Pablo. Joaquin
Pablo: all’impaccio iniziale in mezzo al campo segue minuto dopo minuto una gara in costante crescita di personalità e grinta senza mai far passare azione prima di tentato almeno un driblling (inizio a pensare che sia una clausola obbligatoria del contratto iberico). Scambia il Carraro per il Camp NOU e probabilmente avrà pur pensato che questi fetenti di italiani abbiano sbagliato il dosaggio dell’acqua nel tentativo di bagnare il campo per aumentarne la viscosità. Albelda
A.Oliva: aggressivo + con i compagni nel pre e post gara che con gli avversari nel campo alterna buone giocate con qualche pausa per far rifiatare il suo estro (?) o forse per assentarsi mentalmente dalla partita, tant’è che torna negli spogliatoi con convinzioni (leggasi ammonizioni) di carattere del tutto personali e cerca pure di convincere i sempre più increduli ed eretici compagni. Galileo
Albyanguilla : e venne il giorno in cui la ruspante chioma ribelle mise anche la testa a posto. Tiene posizione e uomo senza disdegnare qualche folatina in avanti ricavando anche il fallo da cui nasce il nostro primo gol. E come per ricaricarsi appena sente il fischio dell’arbitro tira fuori una sigaretta e un accendino per consumarla direttamente in campo. Resta ancora ignara la tasca quadri-dimensionale che contenesse il tutto. Pupazzo Doraemon
Confortini: il coro “pezzo di merda” si alza forte dalla panchina del Carraro. Ancora una volta, ancora lui. Ragiona al contrario il tassinaro più famoso di Via dei Missaglia: il mister gli chiede nel prepartita di stare attento ai falli, pronti via 4-5 falli fischiati, il più mite di questi risulta un fallo da tergo in scivolata. Mosse speciali: minaccia all’arbitro preventiva sul fallo e fallo sistematico. Ne fa talmente tanti da far credere all’assicuratore Oliva di avere preso almeno un giallo che avrebbe meritato quasi quanto il gol. Illusionista
Arturo: “datemi una palla e solleverò un attacco!” parte come un dannato su un campo di risaia, sfida le leggi della natura sul campo infame dribblando avversari e pozze. I 3 poveri difensori avversari lavorano come cinesi per stargli dietro. Quando sembra calare un po’ nel secondo tempo si materializza in area davanti al portiere trafiggendolo con una spettacolare sforbiciata in area da figurine Panini lasciando al malcapitato estremo difensore un espressione da quadro di Munch. ArtURLO
Mister: iniza intimando calma soprattutto ai suoi assistenti in panchina in perenne disaccordo con le decisioni arbitrali finisce con insultare il signor Vianello in giacchetta nera spendendo ogni tipo di offesa concessa. Da antologia il siparietto in panchina: con pallone fuori urla ai due assistenti di rimettere subito un pallone in campo non accorgendosi che ne Zoppas ne il Pube de oro sono nelle condizioni di calciare (non starebbero in panchina se no? VEROO??) allora prende il pallone in mano lui e nel tentativo di calciarlo in campo ci regala uno scivolone da giallappa’s. Vai col liscio X
Sceriffo: quando vede i sui compagni di nuovo in 11 come l’ultima volta della nefasta Cormano pensa subito al peggio, peggio che prosiegue dopo il gol subito al 3’ minuto di gioco.. poi si limita ad incitare i vecchi compagni che furono provando nel contempo un misto di orgoglio e nostalgia. Più utile da Guido che altrove. Relitto e Castigo
Ciobo: torna in auge il guardalinee più chiacchierato del panorama ACLI fa subito amicizia con la panchina rivale passandogli a più riprese davanti nelle azioni clou e partecipando al delirio di urla e grida contro l’arbitro. Apprezza in silenzio il commento della panchina avversaria (“come mi danno fastidio le squadre che urlano!”) per poi ripassare fischiettando davanti alla suddetta panchina in occasione del nostro definitivo pareggio commentando laconicamente e in maniera barbina “Pigliatevelo nel culo ora!”. OXford
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