mercoledì 24 ottobre 2007

VOLANTE ROSSA – PALLAFATU’ 2-2

Savio. Almeno due interventi spettacolari: uno un po’ plateale su tiro da fuori, un altro, davvero provvidenziale, su un diagonale ravvicinato, allungandosi e mettendo in calcio d’angolo con la mano aperta. Subisce il primo gol su un classico tiro della domenica; sul secondo si colpevolizza ma è tutta la difesa a sbagliare. Cosa vuoi di più? Un lucano.

Soprano. Rispetto alla settimana scorsa è un altro giocatore: grintoso, concentrato, a volte fin troppo esuberante. Alle diagonali preferisce il rettilineo della fascia destra. Do di petto.

Daniele. La conquista di un posto a centrocampo è durata poco: finita la pacchia si torna a dare una mano in mezzo alla difesa, correndo appresso agli avversari e alzando il gomito quando sono più veloci. Charlie Walker.

Germano (Santosubito). Inizialmente palesa qualche incertezza e un eccessivo nervosismo. Cerca insistentemente il cartellino smadonnando contro l’arbitro perché non aveva fischiato un fuorigioco (ma secondo me era stato lui a passarla indietro). Poi prende le redini della difesa e gioca da par suo. "Cristo Santo" subito.

Salvatore (Sceriffo). Forse disorientato dall’avere un avversario di nome Sherif, inspiegabilmente non rimedia neanche un giallo e fa notare la sua presenza meno del solito (il che non è un male). Immacolato.

Alby-Anguilla. Marca a uomo e morde il freno. L’istinto lo porterebbe là davanti a dribblare e crossare ma le rigide consegne tattiche di Mister Fasani e i polmoni griffati Monopoli di Stato lo ancorano sulla linea dei terzini. Cicinho.

Alvaro. Gioca poco e si incupisce, mostrando tutto il suo orgullo ibérico. Alonso.

Alberto. Lo abbiamo definito faro e non ce ne pentiamo. Ma i fari a ogni fascio di luce fanno seguire dei momenti di buio, e lui non fa eccezione. Intermittente.

Gabriele. Ordinato e geometrico, cerca di giocare secondo logica. Cartesio.

Dino. Non ha il passo del centrocampista di fascia. Inizialmente soffre, poi si fa apprezzare per alcuni suggerimenti, anche di prima. Nel difendere invece rimane in imbarazzo e, mancandogli un avversario fisso da marcare, si aggira in campo spaesato come fosse nel deserto dei tartari. Dino Buzzati.

Arturo. I parastinchi del Napoli gli danno lo scatto di Lavezzi. Imprendibile, questa volta i suoi due gol sono di rapina, e poco ci manca che minacci l'arbitro con la pistola perché glieli attribuisca. Capitano Nemo.

Cristian. Non sclera in campo, non sbraita nello spogliatoio: il "capocannoniere" gioca una partita onesta ma spicca meno del solito, tanto che l’arbitro non gli attribuisce la doppietta. Corsa semplice.

Nicola. Attaccante "da trasferta": gioca spalle alla porta, salta, sgomita, fa salire la squadra, affronta a muso duro gli avversari, "fa reparto" anche da solo. Specie quando non si è Van Basten, è così che si deve fare. Dionigi.

Giuliano (Il Capitone). Tocca pochi palloni, alcuni involontariamente. Corre abbastanza, soprattutto a vuoto. Eventuale.

Ivan (Ciobo). E’ lo specchio di una squadra che sta progressivamente mettendo da parte i fronzoli verbali e di gioco a beneficio dello spirito di gruppo e di una maggiore organizzazione. Schierato a destra e con la lingua (quasi) a freno, tocca più palloni e si rende utile in copertura e soprattutto in fase offensiva. Un suo tiro al volo “colpito troppo giusto”, risulta centrale. Nel primo tempo si produce nel numero della foca come Gattuso in Nazionale. Ciob-Otaria.

Marco, il Mister. Se continua così, riuscirà a mangiare il panettone. Ma non può mica continuare a prepararselo un candito alla volta. Mister X.

mercoledì 17 ottobre 2007

PALLAFATU’ – TRANSFAST GROUP 1-1 (Le Pagelle del Capitone)

Savio. Sicuro nelle prese alte e potente nei rinvii, nell’unica vera occasione degli avversari viene tradito da un tiro sporco e fortunoso. Amaro Lucano.

Pietro Soprano. Il re della diagonale zigzaga fra spunti interessanti e cali di concentrazione. Obliquo.

Gianluca (il libero). Mostra buona personalità, ma un infortunio lo esclude dai giochi sul più bello. Nesta.

Germano (SantoSubito). Graziato, forse per via del soprannome, dalla sacrosanta squalifica, offre ancora una volta un’interpretazione brillante del ruolo di libero-stopper vecchio stampo. Il capello biondiccio, la sua posa a denti serrati e la sicurezza mostrata in campo, ci ricordano calciatori di serie A dei bei tempi che furono, quando i difensori – zona o non zona – sapevano ancora difendere. Ferrario.

PippoPirro. Litiga con la tattica del fuorigioco e con una buona metà della squadra avversaria. Dopo un tentativo, discretamente riuscito, di trasformare la partita in una grande rissa, riceve l’inevitabile rosso, ma si capisce che lo fa per tenere la squadra in media. Dalle parti mie – che poi non sono lontane dalle sue – si direbbe “appicciafueco”. Pirromane.

Alby-anguilla. A un talento anarchico come il suo, le consegne da terzino stanno strette. Pur dando il meglio di sé in qualche rara azione offensiva, interpreta il ruolo difensivo con abnegazione talvolta persino eccessiva. Ma si vede che soffre, anche perché, da quando non gioca più in porta, non può più concedersi la proverbiale sigaretta nell’intervallo. Aimo Diana blu.

Alvaro. Inizio timido tipico di chi deve ancora ambientarsi nel calcio italiano, viene fuori bene nel secondo tempo, quando, dimostrando generosità e condizione fisica, si sdoppia fungendo da centrocampista di fascia e occasionalmente da seconda punta. Alvaro Vitale.

Alberto. Il piede vellutato e la grande visione di gioco fanno di lui il migliore del centrocampo. Se continua così, diventerà presto un personaggio. Albertone.

ProDino. Nel giorno del suo ventisettesimo compleanno – l’età della piena maturità per un calciatore – un crampo malandrino gli ricorda che dopo la maturità inizia il declino. Non sarà un faro come Alberto, però... Candelina.

Daniele (Charlie). Ormai è uno dei veterani della squadra, in cui era entrato in punta di piedi ritagliandosi progressivamente una parte da protagonista. Dispensa saggezza a centrocampo, in difesa e perfino nello spogliatoio. Grande Puffo.

Arturo. Quando a cinque minuti dalla fine il difensore avversario nell’arco di dieci metri se ne vede bruciare cinque, non gli resta che buttarsi a terra, perché spera che l’arbitro fischi il fallo o semplicemente perché non ce la fa più. Il resto è una cavalcata solitaria verso la gloria. Re Artù II.

Ciobo. Partito dalla panchina inizialmente soffre della sindrome di Calaiò: tendenza a strafare per riguadagnare il posto da titolare. Poi si mette al servizio della squadra, sistemandosi su una fascia purtroppo non molto servita dai compagni. La certezza che sia il vero Ciobo si ha comunque solo nello spogliatoio, quando dalla solita panca vicino all’entrata risponde piccato alle (ipotetiche) accuse chiudendosi poi nel solito mutismo. Capro espiatorio.

Cristian. Per quantità e qualità espresse a centrocampo resta una delle (poche) sicurezze della squadra. E’ ugualmente rassicurante la sua abitudine, onorata anche ieri, a concedersi almeno un fallo killer a partita. Tom tom, bum bum.

Giuliano (il Capitone). Cerca di prendere il 18, inteso sia come giocatore avversario (vagamente somigliante, anche nella parlata, a Cappioli) sia come sufficienza, come all’università per lui ormai lontana. Per riuscire nello scopo, inventa anche l’assist involontario. Si può chiedere qualcosa di più al più vecchio della squadra? Matuzalem.

Marco Citro. Esuberante in campo ma soprattutto in panchina, dove non smette di incoraggiare la squadra con eloquio colorito. Ciccio Riccio.

Salvatore (Sceriffo). La nuova posizione laterale (MOLTO laterale...) sembra giovargli soprattutto sotto il profilo della disciplina: per una volta neanche un cartellino. Esperimento da ripetere. Agnellino.

Il Mister. Agguanta un pareggio ormai insperato, e con esso qualche chance in più di mangiare il panettone. Ma nei salotti calcistici, dove si parla come Tondo, la discussione impazza: punto guadagnato o due punti persi? Cappellino e foga richiamano colleghi più ricchi e famosi; lui si consola pensando che come presidente tutto sommato è meglio Dino di Gaucci. Cosmico.

mercoledì 10 ottobre 2007

Pallafatù- Sogemar 2 - 2

Premessa: I Nostri andavano ad affrontare i vincitori dello scorso campionato di serie C, ancora memori delle potenzialità degli avversari (o più spaventati delle nostre??) la squadra entra in campo non ancora convintissima e dopo 5 minuti appena è già sotto per una ingenutià collettiva.

Nei gli impavidi pallafutieri scatta una molla che li porta piano piano in partita e successivamente al pareggio (classico gol in mischia, ormai lo possiamo chiamare schiema).

Nel secondo tempo cambia tutto rivisitando un vecchio slogan pubblicitario telefonico “2 is a magic number” che porta ad un totale di 2 espulsioni per noi, 2 gol subiti e 2 gol rimontati. Seconda partita della Seconda stagione e finalmente si è vista una squadra con 2 palle così. Mai domi, pronti a lottare in 10 come in 9 su ogni palla ed ora ci si aspetta almeno il Secondo risultato utile. Per il momento Eroici, almeno secondo me.





Savio: Accusa il primo gol in situazioni didesche (come ammette candidamente egli stesso nello spogliato, caricandosi di troppe responsabilità), ma entra ufficialmente in campo al 5’ minuto del p.t per non uscirci mai più. Avverte un malanno muscolare (e questa volta non c’è nessun tifoso scozzese che lo tocchi prima) ma rimane in campo, si traveste anche da libero dopo le due espulsioni. Salva il risultato con almeno 2-3 interventi al limite del paranormale. Ipnotizza definitivamente allo scadere l’attaccante lanciato in porta per poi umiliarlo nell’uno contro uno. Muro di Matera.



Pietro: Alla prima uscita asserisce “io la fascia me la mangio” e per dimostrare le doti podistiche fa finta di dimenticare il documento a casa e ci fa ritorno a piedi per comparire poi finalmente nel secondo tempo. Alla seconda, questa volta il mister ha la malsana idea di chiedergli se sa fare la diagonale, ovviamente il nostro prode risponde ancora una volta positivo, risultato?? il nostro schema difensivo finisce per essere uno schieramento con il doppio libero. Nel secondo tempo gioca a tutto campo e tutt’ora non ho capito quel fosse il suo ruolo fisso. Rolling Stone



Charlie: Inizia a centrocampo e anche lui col passare dei minuti e delle evenienze rotola giù nei bassifondi della difesa, da centrocampista esterno a terzino da terzino a centrale prova a infondere la usa calma e la sua esperienza ad una difesa finale del tutto sperimentale e in emergenza che barcolla ma non molla. Palymobil



German: Esordio nel ruolo di libero, chiude tutte le falle che si aprono in difesa e apre con un fallo da ultimo uomo l’attaccante lanciato a rete a metà s.t. Puntuale e generoso sempre. Anche in occasione del “Dio Cane!” pronunciato dal malcapitato delantero destinatario dell’intervento killer, il nostro da attento cinofilo fa notare all’arbitro che tra le varie tipologie di cane il modello “dio” non esiste ancora. L’arbitro consulta il suo taccuino-treccani e da ragione al biondino che riesce nell’ultimo miracolo: esplusi tutti e due. Uno per aver fatto un brutto fallo l’altro per averlo subito. Santo Subito



Capitano: Il nuovo ruolo da marcatore puro gli sta facendo far uscire la parte cattiva che è in tutti noi (soprattutto voi!), palla o uomo per lo Sceriffo non fa differenza, prova ad aiutare come può la contea arretrata e a volte assediata. Studia da Materazzi per adesso è fermo al capitolo 1: “Nel dubbio randella”, prova comunque generosa, rimedia due gialli nel s.t il primo troppo fiscale il secondo era già un cartellino giallo-rosso. Esce senza protestare, ma tra le proteste della panchina. Dove, si siede illegalmente per sparare gli ultimi bestemmioni modello “questi sono da rosso immediato”. 3 gialli e un rosso in due gare se quest’anno non vinceremo la coppa disciplina il merito sarà soprattutto suo. Premio Fairl Play.



Alberto Zaninotti: Gara perfetta dal primo al 79’ in mezzo interventi decisi dietro e una palla gol divorata, ma costruita con l’ABC del calcio: tackle-palla rubata-uno due con un compagno e Zani che punta il portiere ma in quel momento deve essergli passata davanti l’intera stagione appena trascorsa, un flash in stile Holly e Benjy lui che da Benjy ora si trova a fare l’Holly e si impietosice davanti ad un ex-collega dimostrando che anceh sotto un pacchetto di sigarette batte un cuore grande così. Bruce Arper



Prodino: Parte bene da centrale di centrocampo, ruolo che effettivamente predilige, inizia tessere le sue trame con sapienza e diligenza, soffre un po’ quando esce dal vivo del gioco. Ha una chiara attitudine mastelliana, ma sembra comunque un Prodino cresciuto dal punto di vista dialettico, non fiata accetta ongi decisione tattica e quando viene chiamato in causa nel finale da tutto quello che ha. Bolano





Alberto Oliva: il congome è da pugile, ma non picchia i piedi sono decisamente migliori del quasi omonimo ex-calciatore Renato e li fa valere in campo. Non perde mai la calma, gioca a testa alta e alza il tasso offensivo si propone come un misto tra Gattuso e Pirlo partecipando attivamente a tutte e due le fasi di manovra. Cervello



Alvaro: la tecnica non gli fa difetto, fatica ad accettare l’idea che il gioco del calcio passando dal calcio a 5 a 11 possa mutare, come il capitano fatica a fargli capire che un “hijo de puta” rivolto all’arbitro anche in Italia possa essere punito con qualche tipo di cartellino dal colore rosso-sangue. Ha un cognome importate per un calciatore argentino che è finito nel suo Real, ma che in Italia può essere oggetto di fraintendimenti. Noi saremmo + interessati alle geometrie di Gago che al resto. Raul in erba



Cristian: Eccolo il GPS della squadra puntuale come un Tom-Tom in mezzo al campo quando si tratta di aiutare i compagni e non si smarrisce mai nell’area avversaria, la “via della rete” è ufficialmente una delle sue preferite. Guida Michelin



Ciobo: Fa preoccupare i compagni quando in fase di riscaldamento invece di stare con i compagni è li già a parlottare con gli avversari. Il capitano teme da subito che stia per innescare una polemica preventiva con gli avversari e invece secondo miracolo della partita: Ciobo si comporta come un Cahrlie qualunque: zero favella sia verso arbitro che avversari. Frutto forse di uno smarrimento tattico in cui non riesce a trovare la posizione ed essere incisivo come vorrebbe e come potrebbe. E’ comunque suo il primo tentativo di squillo in porta che sa tanto di ritorno alla riscossa. Anduja sotto miele



Nicola Palma: il compito della prima punta, soprattutto se poi è unica è un po’ infame. Ha poche palle effettivamente giocabili, cerca di farsi valere e tenere palla per far salire la squadra con qualche buon appoggio. Partecipa attivamente alla manovra offensiva senza riuscire a trovare lo spiraglio buono Oasi in costruzione



Marco Citro: stessa taglia, stessa acconciatura e stesso ruolo di Zaninotti, gli avversari non si accorgono quando gioca l’uno o l’altro e forse nemmeno i compagni prova ne è che il capitano stando seduto in panchina “sgrida” il povero Marco per una mancata chiusura difensiva per poi accorgersi che il Citro gli sedeva al fianco. Per il resto buona prova in fase di copertura, dimostra potenzialità offensive ancora un po’ timide. CITROglicerina in canna



Arturo: la maglia giallorosa degli ultras del Gallipoli indossata sotto la maglia della PAllafatù conferisce al baldo giovane un misto tra durezza e agilità da giocatore vero. Ben presto inscena una tavola rotonda con i difensori avversari a 4. Sul finale infatti da solo tiene in scacco tre difensori. Lo mollano un attimo, lui meglio di Montano piazza la stoccata decisiva. Re Artù



Filippo: Altro centrale difensivo vecchio stampo o forse è proprio lui il vero modello del vecchio stampo, preferirebbe l’uomo addosso più per provare e sentire il gusto del fallo che per evitare una marcatura avversaria. Si scorgono in lui ad ogni fallo commesso punte di sadismo puro, soffre nel finale le ficcate profonde e la rapidità degli avanti che spesso girano a largo per non assaggiare i suoi modi rude di trattare, ma stringe i denti e aiuta la squadra a chiudere gli ultimi attacchi dei diversi virus e worm avversari. Pirr-to-Pirr



Gabriele: Altro esordio fortunato, buona tecnica di base unità ad un possente fisico, ha aperture intelligenti e senso di sacrificio da indagare se acquista + dinamicità può essere una diga importante. Desailly bianco



Gianluca Rocco: Grande spirito e grande attaccamento alla maglia, prova da subito a vedere se può essere arruolabile poi visto il perdurare dell’indurimento (del polpaccio??) e vista l’abbondanza che la lunga panchina propone decide di non rischiare, non aveva fatto i conti però con la moria dei nostri difensori centrali sotto un scarsa pioggia di cartellini ma ben distribuiti. Siede in panchina e dispensa consigli tattici da vice allenatore. Nereo



MISTER: allenatore vecchia maniera ancorato al “prima non prenderle” entra nello spogliatoio e annuncia da subito un cambiamento tattico sotto queste parole “visto che il 5-3-2 della scorsa volta non è bastato oggi giochiamo con il 5-4-1!” all’euforia dei difensori fa da contraltare l’iniziale depressione degli attaccanti. E ovviamente la maledizione dei secondi ha la meglio sui primi, i difensori si ammainano come bandiere americane in terra irakena colpite dal fuoco arbitrale ein tutto questo il nostro Sergente Marco non perde la bussola prova a dare fondo a tutto quello che ha in panchina, sembra che ad un certo punto volesse pure fare entrare un k-way senza il proprietario per difendere la doppia rimonta. Non guarda in faccia nessuno e non chiede il parere di nessuno. A fine partita era l’unico a non essere del tutto entusiasta, il mister analizzava già difetti e meccanismi da oliare in vista della prossima battaglia. Futurista